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Come ti rivoluziono il satellite per il web ultraveloce
L’azienda senese sbarcata all’interporto di Guasticce utilizza sistemi di nuovissima concezione sul fronte delle telecomunicazioni ottiche
GUASTICCE. Con la passione per gli acronimi che contrassegna il mondo scientifico l’hanno ribattezzato “Monster”: è un progetto di telecomunicazioni avanzate che prefigura ora quell che vivremo nel future. Vi sta lavorando Aerospazio Tecnologie, l’azienda fondata dall’ingegner Fabrizio Scortecci che dal proprio quartier generale nella campagna senese ha gli occhi puntati nello spazio e che ha scelto l’interporto di Guasticce, nella piana alle spalle del porto di Livorno, per aprire una nuova sede per lavorazioni high tech.
«I sistemi di comunicazione ottica sono ormai entrati in molte delle nostre case: la fibra ha reso i nostri collegamenti internet molto più veloci». Parte da qui l’ingegner Francesco Petroni, livornese, un lungo curriculum con l’attenzione “nel blu dipinto di blu”, per spiegare cos’è questo progetto che punta alle potenzialità incredibili dei ricetrasmettitori ottici moderni perché offrono capacità di trasmissione al di sopra di un terabit al secondo: «Sono livelli irraggiungibili dagli attuali sistemi radio. Vero è che l’implementazione di questi sistemi in ambito spaziale pone una serie di sfide tecnologiche ma l’interesse per satelliti dotati di comunicazione ottica è in continua crescita, e questo sia in ambito europeo che internazionale».
I sistemi satellitari di comunicazione ottica – spiega – utilizzano collegamenti punto-punto realizzati tramite fasci laser di dimensioni estremamente ridotte (pochi centimetri di sezione) : questo però richiede un perfetto allineamento di trasmettitore e ricevitore distanti centinaia di chilometri e magari in movimento l’uno rispetto all’altro.
Dov’è la novità del lavoro del pool di specialisti sbarcato a Guasticce? Nel fatto che Aerospazio Tecnologie mira a sviluppare «innovativi sistemi di puntamento/tracciatura in cui l’orientamento del fascio laser non avviene, come finora fatto, movimentando meccanicamente i telescopi, ma è ottenuto tramite ologrammi dinamici scritti su modulatori ottici spaziali».
È un balzo in avanti che renderà ben più semplici gli apparati di comunicazione ottica, dice Petroni: «Li renderà utilizzabili anche su satelliti di dimensioni molto ridotte che viaggiano in orbita a poche centinaia di chilometri dal nostro pianeta. A che serve? Ad esempio, potranno fornire un domani collegamenti internet veloci in qualsiasi parte del mondo: compreso mari e deserti, senza lasciar fuori nulla. I nostri esperti di fotonica, Marco Presi e Raffaella Mercatelli stanno attualmente seguendo lo sviluppo un dimostratore di questa tecnologia che l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha deciso di affidare ad Aerospazio Tecnologie a seguito di una gara a livello europeo».
In Aerospazio Tecnologie si è fatta un nome nel mondo dell’industria dei satelliti perché si occupa di test sui motori dei satelliti creando o Guasticce una camera dell’iper-vuoto per prevedere se reggeranno in orbita. E non è qualcosa per il quale basta pompare via l’aria: come sottolineato al Tirreno dall’ingegner Gabriele Fantoni, la fase ulteriore riguarda la “caccia” alle molecole residue e allora bisogna andare a catturarle una per una abbassando la temperatura anche a meno 200 gradi.
M. Z.
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