Il Tirreno

Livorno

«Basta movida violenta e danni». Pronta la causa dei residenti della Venezia contro il Comune di Livorno

Luca Barbieri
«Basta movida violenta e danni». Pronta la causa dei residenti della Venezia contro il Comune di Livorno

Gli abitanti del quartiere hanno inviato al sindaco la raccomandata: «Soluzioni entro venti giorni, altrimenti le vie legali»

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LIVORNO. In tre giorni la cifra dei residenti firmatari ha superato quota 270. Una lunga lista allegata a una manciata di pagine che ha preso la strada di palazzo civico. Il mittente di queste pagine? Gli abitanti della zona – per la precisione quartiere Venezia e l’area di piazza Grande – che mettono nero su bianco la richiesta al sindaco Luca Salvetti di intervenire. C’è di più perché chiedono tempi precisi sulle misure, altrimenti passeranno alle carte bollate, come si suol dire. E il fil rouge del testo è rappresentato dalle misure per frenare quella che da tempo loro chiamano “mala-movida” con picchi nel fine settimana e specialmente in estate.

«I frequentatori della movida presenti nel quartiere si trattengono a centinaia, in strada, con conseguenti rumore di fondo molto forte, urla, schiamazzi, liti, con motorini “smarmittati” che scorrazzano per le vie, anche in senso contrario di marcia e anche facendo gare a impennare, fino anche 3-4 della mattina, rendendo intollerabile per i residenti il rumore prodotto, con conseguenti notevolissime difficoltà a dormire, anche a finestre chiuse, e a svolgere appieno le occupazioni legate alla vita domestica», scrivono. «Non sono peraltro, purtroppo, mancati taluni veri e propri atti illeciti», aggiungono, prima di precisare: «I gestori dei locali hanno l’onere di evitare urla-schiamazzi e rumori molesti provenienti dall’interno dei locali che gestiscono; ma nel caso del quartiere La Venezia il “disturbo sonoro” proviene solo per una parte minima dall’interno dei locali, provenendo pressoché esclusivamente invece dalle vie pubbliche comunali (comprendendo in esse anche le aree di cui è concessa ai locali l’occupazione, trattandosi pur sempre di tratti di via pubblica), su cui si riversano i frequentatori della movida, soprattutto dopo essere usciti dai locali in zona».

E da qui partono dallo stop ai «rumori molesti», perché, sottolineano «va evidenziato come l’amministrazione comunale sinora poco o nulla ha fatto per far fronte ai propri obblighi impeditivi dei rumori intollerabili da movida. Del tutto insufficiente è risultata la partecipazione dell’amministrazione alle periodiche riunioni del comitato per l’ordine e la sicurezza». Eppure, fanno notare nel testo indirizzato al sindaco, il «contenimento dei rumori molesti da movida in strade di proprietà del Comune è attività che è di pertinenza esclusiva del Comune (in tal senso la giurisprudenza è pacifica)». Anzi, secondo i firmatari dello scritto, il Comune «sta manifestamente sottovalutando il problema». Poi si prosegue mettendo al centro la «discoteca nell’ex cinema di piazza Grande» (che bocciano completamente), ma anche la «totale assenza di controlli serali sulla movida da parte della polizia municipale», sui quali, secondo i promotori, sul sito del Comune, tra il 2019 e il 2021 «non risulta esservi neppure un intervento per problematiche legate al disturbo alla quiete pubblica, nonostante svariate segnalazioni»; né, aggiungono, il municipio «ha ritenuto di prendere in considerazione le missive del 2019, 2020, 2021 da parte di vari residenti che segnalavano, anche attraverso il difensore civico regionale, l’esistenza del problema della “mala movida”».

E prima di arrivare alle richieste, dunque, ricordano che «dal 2017 a oggi in più occasioni i giudici di merito hanno condannato vari Comuni a pagare il risarcimento dei danni (come danno alla salute: anche nell’ordine di 40-50 euro pro capite per ciascun giorno di rumori intollerabili subiti)», allegando inoltre la documentazione con una relazione sui decibel nella zona nei fine settimana. A questo punto, sintetizziamo, si passa alle richieste nell’articolato scritto. Chiedono, dunque: di non aprire nessuna discoteca in piazza Grande; la riduzione «entro la soglia di tollerabilità dei rumori legati alla cosiddetta “movida”»; maggiori controlli (anche con telecamere) e un sistema di vigilanza che possa controllare anche la questione viabilità e sosta; «la chiusura, per i giorni di giovedì, venerdì, sabato e domenica, oltre ai prefestivi di ogni anno e tutto l’anno (e tutti i giorni della settimana durante il periodo delle vacanze scolastiche – dal 15 giugno al 15 settembre), entro e non oltre le ore 23,30 di tutti i locali del quartiere» e, ancora, un sistema di monitoraggio acustico prolungato. E chiosano: se a venti giorni dalla consegna della raccomandata, palazzo civico «rimarrà inadempiente» sulle richieste, «i sottoscritti residenti de La Venezia si vedranno costretti senz’altro ad adire le vie legali per tutelare, in sede civile, il proprio diritto al riposo notturno, oltre che per ottenere il risarcimento danni derivante dalla lesione subita del bene “salute” e da spese effettuate per insonorizzare le case di abitazione».


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