Il Tirreno

Livorno

l’inchiesta della finanza  

Sequestrati 857 chili di droga: due arresti

Sequestrati 857 chili di droga: due arresti

Fermata in porto un’auto dov’era nascosta la marijuana, l’indagine ha poi portato a scoprire dove veniva prodotta

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Livorno. Sequestro di droga record tra Livorno e la Sardegna con il rinvenimento e il sequestro di 857 chili di marijuana. Le perquisizioni sono scattate dopo l’arresto, avvenuto nel porto di Livorno, il 25 maggio scorso, di Attilio Cossu, 40 anni, residente in Sardegna fermato dai finanzieri di Livorno durante il servizio di controllo del traffico passeggeri provenienti da Olbia. Cossu trasportava all’interno di un’auto venti chili di marijuana con livelli di Thc molto al di sopra dei limiti consentiti. Da quell’arresto sono partite le indagini dell’operazione “Ferry Flower”, dirette dalla Procura di Livorno.

Gli investigatori infatti sono riusciti a risalire a varie località della Sardegna, poi oggetto dei sopralluoghi, che hanno permesso di pianificare e organizzare le successive perquisizioni. Nel frattempo, dopo l’arresto a Livorno, il quarantenne aveva ricevuto la misura cautelare dell’obbligo di dimora a Olbia, per svolgere la sua attività lavorativa. Ma le perquisizioni nelle località individuate dalle fiamme gialle livornesi, hanno confermato che l’arresto sarebbe stato solo una parte, seppur rilevante, di un traffico interregionale di stupefacenti. Il blitz di fine luglio ha riguardato più luoghi in Sardegna, spaziando in vari territori e ha visto la partecipazione dei finanzieri Olbia e Nuoro, che hanno affiancato le fiamme gialle labroniche.

Così, in una delle località individuate, in particolare a Telti, nelle campagne della Gallura in provincia di Sassari, i militari hanno rinvenuto, all’interno di due capannoni isolati, 857 chili di infiorescenze di marijuana nascosti in barili di plastica, buste, sacchi di cereali – anche già imballati per la vendita – nonché strumentazione idonea alla pulitura e al confezionamento delle infiorescenze.

Il luogo del blitz è emerso da una conversazione social tra Cossu e un altro soggetto che avrebbe la materiale disponibilità dei due capannoni incriminati.

All’interno della chat erano disponibili video e foto degli immobili e diverse infiorescenze di marijuana nonché un bollettino postale con la bolletta elettrica intestato a una società cessata nel 1987 e il cui titolare era deceduto nel 2014. In effetti, dalle intercettazioni telefoniche sarebbe emerso come Cossu avesse la disponibilità di otto quintali di cannabis che non riusciva a vendere. E l’indagato, nelle sue conversazioni telefoniche, avrebbe sempre fatto riferimento alla «canapa sativa legale», presumibilmente al fine di depistare le indagini.

Una volta confermato che la percentuale di Thc di questa ingente quantità di sostanza stupefacente era ben superiore ai limiti di legge, le fiamme gialle di Livorno hanno sequestrato la marijuana e portato nel carcere di Bancali Cossu e il complice, di cui non sono state rese note le generalità, realizzando uno dei sequestri più importanti di marijuana mai avvenuto in Sardegna.

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