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Sudditi dell’indifferenza nel “ghetto” del centro: ecco com'è nata la guerriglia che ha sconvolto Livorno
Ora il problema è diventato generale. E se le forze dell’ordine dovranno riportare la legalità in queste zone, oltre ad individuare i responsabili della rissa, ancora più complesso è il compito delle istituzioni e della politica
LIVORNO. Via Terrazzini, via della Pina d’Oro, piazza della Repubblica, piazza dei Mille, piazza Garibaldi sono alcune strade di un “ghetto” che piano piano, nell’arco degli ultimi vent’anni, si è venuto a creare in una porzione del centro cittadino. Un “ghetto” che non ha confini precisi e delineati, dal quale chi ci vive – gli “altri” – esce poco volentieri soprattutto di giorno e dove i livornesi evitano di andare. Anche le forze dell’ordine si tengono abbastanza alla larga, limitandosi a controllare dall’esterno e intervenendo proprio quando è necessario. Cioè in presenza di reati.
Il termine ghetto non piacerà, lo so bene, e corro anche il rischio che qualcuno si arrabbi o protesti ma le cose stanno così: questa parola in senso estensivo significa la zona trascurata o in parte abbandonata di una città, esclusa dallo sviluppo sociale. È il caso di Livorno, purtroppo.
Di quel che accade all’interno, soprattutto di notte, si hanno notizie frammentarie che quasi tutti i giorni finiscono sulle pagine del Tirreno: liti, schiamazzi, certe volte risse con qualche ferito da una coltellata o da colpi di bottiglie, spaccio di droga. Una criminalità che cresce, ma soprattutto una situazione di grave disagio a cui i livornesi – in genere, non tutti ovviamente – hanno voltato da tempo le spalle: è un problema che riguarda gli “altri” – cioè quei cittadini stranieri (nordafricani o sudamericani) che vivono in gran numero in quella zona – e dunque “che se la vedano pure tra di loro”. Proprio questo atteggiamento di menefreghismo ha determinato la nascita del “ghetto” in una Livorno da sempre orgogliosa delle sue origini multietniche e che un vero ghetto non lo ha mai voluto neppure durante le persecuzioni alla comunità ebraica. Una città che ha fatto dell’accoglienza e della tolleranza il suo marchio di fabbrica e che stavolta, invece, non ha dato ascolto ai messaggi di allarme e alle richieste di aiuto di quei livornesi – e sono sempre meno – che lì risiedono e ancora ci lavorano. È gente che ha paura e che non esagera quando dice che non ha il coraggio a uscire di casa la sera perché, come minimo, trova qualcuno a fare i bisogni fisiologici sul marciapiede davanti alla porta di casa. Sì, perché in questa zona del centro sono venute meno anche le normali regole di civile convivenza e i più deboli sono destinati a soccombere alle prepotenze altrui.
Sono cittadini che si sentono abbandonati dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine, costretti a rimanere nel “ghetto” perché nessuno compra le loro case o i pochi negozi rimasti: non esiste più un mercato immobiliare nella zona, se non quello dell’affitto – spesso al nero – e del subaffitto che è una delle cause che ha provocato il progressivo deterioramento dell’area che oggi risulta fuori controllo: un centro che si è trasformato in periferia. Non ci credete? Allora provate a passare dopo le 21 dalla centralissima via Grande –appena qualche centinaia di metri di distanza dal “ghetto” – e troverete tutto chiuso: se avete voglia di bere un caffè rinunciatevi. E laddove si spengono le luci incombe il pericolo che la criminalità si impossessi del buio.
A questo punto va detto che se meritoria è stata l’opera di recupero e di riqualificazione delle periferie, allo stesso tempo è mancata l’attenzione per il centro e in particolare al fenomeno della sua desertificazione con la perdita di attività e servizi sostituiti dal proliferare della criminalità. Ma visto che alla fine tutto resta confinato lì, nel “ghetto”, allora chissenefrega: si è preferito voltare le spalle per non vedere ciò che non ci piaceva. E così i residenti e i commercianti di via Buontalenti e di altre zone limitrofe sono stati lasciati soli. Abbandonati. Insomma, va bene così, basta che gli “altri” non diano fastidio a noi.
Tutto questo fino a mercoledì sera, quando è accaduto qualcosa di gravissimo e di sconcertante. Qualcosa che ci ha sorpresi perché a Livorno non si era mai visto: due bande di giovani tunisini si sono scontrate, probabilmente per motivi legati alla droga, devastando auto in sosta e locali del centro. Per la città è stato uno choc. I livornesi hanno provato paura, quella stessa con cui devono fare i conti tutti i giorni gli abitanti del “ghetto”. Ora il problema è diventato generale, non più limitato ad alcune strade. E se le forze dell’ordine dovranno riportare la legalità in queste zone, oltre ad individuare i responsabili della guerriglia, ancora più complesso è il compito delle istituzioni e della politica: serve un piano di recupero del centro affinché chi vi abita recuperi a pieno lo status di cittadino. Oggi è un suddito dell’indifferenza.
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