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Per un mese a scrocco nella villa di lusso

Per un mese a scrocco nella villa di lusso

Si spacciano per intermediari di una principessa araba interessata all’acquisto: fra i condannati il livornese Nicola Calderini

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pietrasanta. Come il celebre “trucco del rigatino” messo in atto dal Conte Mascetti-Ugo Tognazzi in “Amici miei”, ma elevato all’ennesima potenza. Perché qui i tre protagonisti non si sono limitati a scroccare, senza pagare, una notte in albergo, ma hanno puntato al bersaglio grosso: un mese in piena estate in una villa di lusso di Marina di Pietrasanta. A loro, però è andata peggio che allo scalcinato nobiluomo spiantato del film di Monicelli: il viareggino Alessandro Tozzi, 50 anni, il romano Marco Laureti, 48 anni e il livornese (nato a Piombino e residente a San Vincenzo) Nicola Calderini, 40 anni, sono stati condannati per truffa dal giudice del tribunale di Lucca Gianluca Massaro.

I fatti risalgono all’estate del 2016. I tre si presentano a un agente immobiliare di Marina di Pietrasanta, che aveva in vendita una villa a 1.300.000 euro, presentandosi come intermediari per una principessa araba, figlia di un facoltoso banchiere del Dubai.

All’agente immobiliare spiegano che la fantomatica nobildonna è interessata ad acquistare la casa. Ma prima di arrivare a stipulare il contratto, aggiungono, la villa va “testata”: bisogna capire se la posizione è ideale e se ci sono tutti i comfort richiesti a un’abitazione del genere. Questo, sostengono, è il loro modo di procedere.

Così uno dei tre imputati si piazza per circa un mese nella villa, con la scusa di preparare l’alloggio per l’arrivo «imminente» della principessa. Della donna, ovviamente, non se ne vede nemmeno l’ombra. In compenso, praticamente tutti i giorni, secondo quanto raccontato durante il dibattimento dai domestici della villa, vengono organizzate grandi feste.

A garanzia viene lasciato un assegno di caparra da un milione di euro, ma quando il venditore prova a incassarlo risulta essere scoperto. Così come anche l’agente immobiliare (lo ha raccontato a processo) non ha ricevuto il becco di un quattrino a titolo di provvigione.

Alla fine i tre si dileguano ma, dopo la denuncia presentata alle forze dell’ordine, vengono rintracciati e portati a giudizio per la truffa. Ieri la sentenza al tribunale di Lucca: Tozzi è stato condannato a sei mesi di reclusione, Lauretti a nove mesi e Calderini a un anno. Per quest’ultimo non si tratta del primo problema con la giustizia legato alle truffe immobiliari: secondo un’inchiesta della procura di Livorno, infatti, sarebbe stato a capo di un’associazione per delinquere che, prospettando ai proprietari l’acquisto di importanti immobili, li convinceva a costituire società ad hoc che servivano solo a rimpinguare le casse degli accusati. Per queste vicende i pm labronici hanno chiesto il rinvio a giudizio per Calderini e altre otto persone.

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