Toscana
«Prestiti con scadenze vicine da cui era difficile riemergere»
LIVORNO. «Quello di Alfredo Chimenti è un omicidio storico per la città, che nasce nell’ambiente delle bische clandestine. Le intercettazioni ci hanno consentito di ricostruire uno spaccato storico di Livorno, poi abbiamo attualizzato le condotte criminali. Significativo e interessante scoprire come si sono evoluti: dalle bische clandestine all’usura. Queste persone, in carcere, hanno stretto legami ben al di là del loro campo originario». A parlare è il maggiore Michele Morelli, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Livorno.
Durante la conferenza stampa di ieri mattina, dopo l’introduzione dell’indagine da parte del colonnello Massimiliano Sole (il comandante provinciale dell’Arma labronica) ha parlato anche il colonnello Massimo Benassi, alla guida della guardia di finanza di Pisa: «In un contesto investigativo estremamente complesso – ha spiegato – l’attività di usura condotta da alcuni membri di questo sodalizio veniva perpetrata con il pegno di oro e preziosi. Si tratta di un fenomeno insidioso e preoccupante, perché va a incidere su persone deboli e bisognose. Questi personaggi si proponevano di risolvere i loro problemi, ma in realtà gliene creavano di più. Sono prestiti rimborsabili con scadenze ravvicinate e modalità di rimborso sfociate, a volte, nell’estorsione in caso di pagamento non spontaneo. Si cade quindi in una spirale dalla quale è difficile uscire».
Sui “Compro oro” ha parlato il comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria, il tenente colonnello Pasquale Sisto: «I controlli su queste attività sono stati incrementati su disposizione del comando generale allo scopo di individuare situazioni a rischio usura». «Con questa triangolazione di denaro – ha concluso il tenente colonnello Armando Ago, a capo del reparto operativo dell’Arma – è stato senz’altro molto più difficile ricostruire il tutto».
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