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Operaia intrappolata nel macchinario a Livorno: «Sfiorata davvero la tragedia»
Fa discutere l’incidente sul lavoro che ha coinvolto una giovane livornese. Bardocci (Filcams Cgil): «Da valutare la dinamica, l’ attenzione va tenuta alta»
Livorno. «È andata bene, poteva essere un’altra tragedia, a distanza di pochi giorni dal marittimo filippino morto al porto». Lo ripete Flaviano Bardocci, referente della Filcams Cgil. Le sue parole sono legate ovviamente a quanto accaduto nel primo pomeriggio di sabato in uno stabilimento di via delle Cateratte. Una 31enne, addetta alle pulizie, come abbiamo scritto nell’edizione di ieri, rimasta intrappolata con i capelli in un nastro trasportatore. Le sue urla, la paura, l’allarme delle colleghe, quel nastro che fortunatamente si blocca e poi il tentativo di liberarla dei presenti, prima dell’arrivo dei vigili del fuoco (che libereranno completamente la donna) e di un’ambulanza della Misericordia di Livorno per soccorrere la 31enne livornese che è stata poi trasferita all’ospedale di viale Alfieri in condizioni non gravi, ma con alcuni esami e accertamenti da fare al cuoio capelluto. Tantissima la paura. E sul posto per fare chiarezza sulla dinamica dell’incidente, sono arrivati anche i tecnici del Dipartimento sicurezza sul lavoro dell’Asl Toscana Nord Ovest.
«Prima di tutto, una precisazione: trascendiamo dal singolo episodio, senza puntare il dito contro nessuno perché bisognerà capire e accertare con esattezza quella che è stata la dinamica dell’episodio. E, in queste prime ore dall’accaduto, non è ancora stato possibile farlo. L’importante adesso è che la giovane stia bene, al netto dello spavento. Sicuramente, dico a livello generale, il mondo degli appalti di pulizia e di servizi, è spesso figlio del ribasso e ciò può ripercuotersi sul risparmio in termini di sicurezza», commenta in prima battuta. Dalle precisazioni Bardocci passa poi alle riflessioni che abbracciano anche questo caso e che fanno da fil rouge a varie vicende.
«Le prime cose alle quali ho pensato una volta saputo, sono stata le possibili cause e ovviamente le condizioni di salute. C’era il rischio di avere un’altra tragedia “in casa”, in città, senza scendere dalla dinamica, ripeto. Da quel che sembra, in questo caso per fortuna c’è stata la giusta attenzione come sicurezza nei mezzi, visto che il macchinario sembra si sia bloccato autonomamente. Poi, ovviamente, ho pensato al marittimo dei giorni scorsi, penso sia inevitabile. Ma la mia testa è andata anche alla giovane Luana D’Orazio, l’operaia giovanissima (22 anni, ndr) morta il 22 maggio scorso mentre lavorava in un orditoio di Prato», prosegue in quello che è un vero e proprio punto della situazione.
E aggiunge: «Bisogna vigilare in tutta la filiera della sicurezza. Specialmente negli appalti piccoli, dove c’è frammentazione, e dove manca la cultura sindacale. Bisogna vigilare ancora di più quando non si capisce bene che cosa succede. Sono le situazioni meno “illuminate”, quelle dei piccoli impianti, per quanto riguarda il mondo delle pulizie, dove troviamo lavoratrici nel silenzio, non le vedi, non le senti: un sottofondo che tutti noi dobbiamo tenere al centro dell’attenzione. Ora questo episodio va capito e, ripeto, per fortuna la 31enne non è grave, però dobbiamo insistere nella cultura della sicurezza perché quest’ultima non può permettersi cali d’attenzione», conclude.
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