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Il vescovo in Collinaia: i cambiamenti climatici non siano un alibi
livorno. L’acqua è vita. Al tempo stesso benedizione ma anche maledizione, com’è avvenuto quattro anni fa. L’ha sottolineato il vescovo Simone Giusti nell’omelia della messa in memoria degli alluvionati, celebrata nella parrocchia di Collinaia, quartiere-simbolo di quell’apocalisse di fango.
Giusti, nel testo diffuso dalla diocesi, mette l’accento sul cambiamento climatico. Ma lo fa per riprendere le parole del primo segretario dell’Autorità di Bacino del Po: il cambiamento climatico può diventare «un comodo alibi per giustificare l’inerzia e l’ignavia di una comunità e di chi la governa». Aggiungendo poi: «Se la colpa è del clima, che colpa abbiamo noi? Se è tutta colpa del clima che cambia, non resta che battersi il petto e poi correre a comprare un Suv elettrico».
Il vescovo ricorda il monito di Manfred Spreafico, alla guida della Commissione internazionale per l’idrologia del bacino del Reno: nei bacini minori – scrisse – «la crescita improvvisa dei livelli idrici, nonché le elevate velocità del deflusso combinate con l’enorme trasporto di sedimenti, richiedono procedure speciali nella gestione del rischio alluvionale». Significa che «soltanto un’efficace ed efficiente catena di preavviso, allarme, pianificazione e mobilitazione delle procedure di emergenza può contenere il pesante tributo di vittime, in serbo agli eventi idro-meteorologici “fuori scala”». Lo diceva già 15 anni fa, ha ribadito Giusti.
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