Gioco
Una panchina nel cuore di villa Fabbricotti per ricordare il genio stravagante del professor Borzacchini
Il Sodalizio Muschiato ricorda l’umorista che aveva stregato anche l’Accademia della Crusca col suo Dizionario surreale: «L’umorismo vince su tutto, questa era la regola aurea che ne ha accompagnato l’esistenza»
LIVORNO. Sono passati sette anni da quel settembre del 2014, quando venne a mancare improvvisamente Giorgio Marchetti, alias Ettore Borzacchini, architetto, giornalista, umorista, geniale nella vita e nell’uso della lingua, talmente rispettoso anche negli esercizi più azzardati, da meritare l’attenzione e la gratitudine dell’Accademia della Crusca. E sopratutto figura eccellente del "Sodalizio Mvschiato".A Villa Fabbricotti c’è una panchina che porta il suo nome. E, attaccata all’albero adiacente una cassetta della posta dove chiunque può imbucare la sua lettera, con un pensiero, una critica, un’invettiva, o qualunque cosa gli passi per la mente in quel momento. Per l’anniversario ci sono i sodali del "Sodalizio", con in testa il camerlengo, Stefano Caprina, detto Capras.«Si narra che su questa panchina Ettore Borzacchini si sedesse a leggere qualche classico, in realtà vi sostava per "guardare le fie di passaggio"», esordisce Capras aprendo a modo suo una commemorazione intrisa di spirito e ironia.
«Giorgio - prosegue - è morto mentre scriveva uno dei suoi articoli umoristici per il Tirreno, proprio lì sulla tastiera dello studio a Lucca. Possiamo parlare senza mezzi termini di incidente sul lavoro». Impossibile rimanere seri, specie quando cominciano gli aneddoti. «L’umorismo vince su tutto, questa era la regola aurea che ha accompagnato l’esistenza del Borzacchini».
Il Sodalizio Mvschiato nacque nel corso di una cena «benedetta e maledetta» (correva il 1994) alla quale erano presenti oltre al Capras e al Borzacchini, Marc e Federico Sardelli e il grande Maestro Alberto Fremura che fu protagonista della famosa morte e resurrezione.«Quel che successe è molto semplice: ognuno di noi si comportò come nella sua natura. Il maestro Fremura morì e risorse, e quello è il suo compito. Io mi preoccupai perché il maestro di solito la pizza la pigliava, la piegava in quattro e la inghiottiva, e la vidi lì intonsa mentre lui era andato al bagno. Borzacchini aveva intuito tutto, con la sua intelligenza e mi disse "Stefano, vai a vedere cosa è successo", ovviamente non si alzò lui in prima persona. Federico Sardelli non si mosse, rimase a mangiare la pizza senza battere ciglio; Marcello provò a informarsi sull’ accaduto, ma senza convinzione. Andai in bagno e vidi Fremura collassato, pensavo fosse morto. Quando si riprese, invece di preoccuparsi e chiedere un’ambulanza, in uno stato cadaverico disse: "Fatemi una foto". Fu l’illuminazione».
Oltre ai citati, "sodali a vita", c’è un’altra ala del Sodalizio: il convento dei Padri Daltrondisti: Stefano Seghetti, Ettore Visibelli (amico storico del Borzacchini), Beppe Mascambruno, il pittore Giancarlo Landi, Alberto Gualandi (fine umorista apuano), Giorgio Algranti, Renato De Rosa, Francesco Genovesi (il profeta), Salvatore Loiacono e l’artista Fabio Leonardi.
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