Il Tirreno

Livorno

i volontari della stella maris 

«La vita difficile di queste persone che trasportano le merci per noi»

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Spesso hanno problemi con la lingua italiana. In altre occasioni si ritrovano su navi abbandonate dall’armatore, con viveri che scarseggiano e il bisogno di un sostegno. Sono i marittimi che arrivano dai vari paesi del mondo: Indonesia, India, Europa dell’est. E dalle Filippine. La terra di Juan Galao, il 54enne morto martedì a poppa della petroliera italiana Meligunis. Due cavi di ormeggio si sono spezzati. E uno lo ha colpito uccidendolo.

«Ho parlato con il presidente della sede di Milazzo. L’ultimo contatto lo aveva con loro. D’altronde chi lavora sulle navi è abituato a girare diversi porti». A parlare è Salvatore Vasta, presidente dell’associazione Stella Maris di Livorno. Una sorta di “angelo custode”, con presidi in tutta Italia, per gli extracomunitari che arrivano nel Paese per lavorare nel mondo marittimo. «Ci occupiamo – spiega Vasta – di assistere chi ha poca conoscenza con la nostra lingua e con le nostre leggi. Per esempio, quando un lavoratore subisce un infortunio, andiamo in ospedale con lui e ci accertiamo che riesca a interagire correttamente con il personale medico. Altrimenti troviamo un interprete in grado di aiutarlo a comunicare». E il sostegno della Stella Maris tocca anche l’aspetto spirituale. Si ramifica nell’intimità dei marittimi stranieri.

«Con padre Emilio Kolaczyk, parroco di San Ferdinando, saliamo a bordo delle navi – racconta ancora il presidente dell’associazione Stella Maris di Livorno – e diciamo la messa per i ragazzi cattolici che sentono il desiderio di coltivare la fede».

Vasta, poi, parla di quanto accaduto al porto nella mattina di martedì. Del tragico incidente costato la vita a Juan Galao. «Sono episodi terribili, che si commentano con difficoltà. Sicuramente siamo dispiaciuti, e crediamo che mai come in questo momento sia importante ribadire l’importanza della professionalità e dell’attenzione sul luogo di lavoro. Juan era un uomo che si dava da fare onestamente. E la sua scomparsa è una ferita atroce. Nella speranza di non dover commentare mai più notizie simili».

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