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Livorno

Accolta a Livorno la prima famiglia fuggita da Kabul «Grazie Italia»

Stefano Taglione
Accolta a Livorno la prima famiglia fuggita da Kabul «Grazie Italia»

Alì e Amira ospitati in città con le figlie di sette e quattro anni «In Afghanistan c’era la morte, abbiamo ritrovato il sorriso»

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Stefano Taglione

livorno. Hanno attraversato l’Afghanistan su un’auto, in un viaggio di 20 ore, pregando di non essere fermati e uccisi dai talebani. Senza mai riposare. Destinazione l’aeroporto di Kabul, per imbarcarsi sul primo C-130 diretto a Fiumicino. E ce l’hanno fatta: «Ho trovato la forza sapendo che nella mia terra, dove ho lasciato tutto, ci sarebbe stata solo la morte. Volevo ritrovare il sorriso, solo in Italia era possibile», dice il padre di famiglia.

LA STORIA

Alì e Amira, trent’anni, sorridono con le figlie Fatima e Saida, di sette e quattro. I nomi sono di fantasia dato che i parenti rimasti in patria rischiano la vita dopo la riconquista del potere da parte dei talebani. Sorridono perché ce l’hanno fatta a sfuggire al massacro. Collaboratori del contingente di pace in Afghanistan, sono fra le persone inserite dal nostro Governo nella lista degli aventi diritto alla richiesta d’asilo. E lo scorso 18 agosto, su uno dei primi voli militari in partenza per Roma, sono riusciti a entrare a fatica nello scalo Hamid Karzai. Riuscendo ad accedere con grande difficoltà dal pericolosissimo Abbey Gate, controllato fino a fine agosto dai soldati americani e teatro, purtroppo, del sanguinoso attentato poco più di dieci giorni fa. «Sono dispiaciuta di aver dovuto interrompere la mia vita sociale in Afghanistan – dice Fatima – ma ringrazio l’Italia per questa possibilità che ci sta dando».

l’accoglienza

È stata bellissima, lunedì scorso, l’accoglienza riservata alla famiglia nella sede secondaria della questura, alla caserma “Vittorio Labate” di viale Boccaccio. Con i bambini della casa famiglia “Papa Francesco” di Quercianella, con un vissuto difficile alle spalle e affidati a suor Raffaella Spiezio dal tribunale per i minorenni, che hanno donato peluche e giocattoli ai nuovi amici afghani e la Caritas che ha contribuito al loro benessere regalando vari indumenti, dato che la famiglia qui non ha niente. Negli uffici della questura, su delega del questore Roberto Massucci, il vicequestore aggiunto Claudio Cappelli ha firmato loro il permesso di soggiorno in Italia. Il giovane dirigente dell’ufficio immigrazione – anche a capo dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico – si è emozionato come molti altri agenti davanti ai bambini e ai giovani genitori rimasti senza patria, che ora ringraziano l’Italia per averli accolti e Livorno per ospitarli in un alloggio individuato dalla prefettura e non comunicato dal Tirreno per preservare il loro anonimato.

la ricerca di lavoro

Alì, 30 anni, sta cercando un lavoro come cuoco. Era questo il suo mestiere nel suo Paese natale e ora, per sostenersi economicamente, vorrebbe continuare a svolgerlo. Per questo, chi fosse interessato, può contattare l’ufficio immigrazione della questura, che si occuperà poi di mettere in contatto la famiglia afghana con l’imprenditore che si mostrerà interessato ad assumerlo. Per il momento, comunque, è la prefettura che si sta prendendo cura dei genitori e delle bambine, assicurando loro un alloggio in una casa famiglia, dove hanno tutto ciò che di cui c’è bisogno.

l’emozione

Mentre Alì, in inglese, parlava con gli agenti, i volontari della Caritas e l’organizzazione internazionale per le migrazioni l’emozione era palpabile. È a loro che ha rivelato di voler tornare a fare il cuoco. «Ho trovato la forza nel sapere che nella mia terra, dove ho lasciato tutto, ci sarebbe stata solo la morte. Volevo ritrovare il sorriso, solo qui era possibile, grazie Italia», ha detto. E al termine di queste parole sua moglie è scoppiata a piangere. La consorte, stessa età, come le figlie parla soltanto un dialetto afghano ed è stata fondamentale la presenza degli interpreti per aiutare i familiari a comunicare. Ora, però, inizieranno a studiare la nostra lingua e potranno poi esprimersi anche in italiano, dato che non vedono l’ora di impararlo.

le figlie a scuola

Le bambine, fra pochi giorni, inizieranno ad andare a scuola proprio a Livorno. «Poter iniziare la scuola in Italia, che è uno Stato civile – ha detto Alì – è un onore. Qui la cultura che è un fiore all’occhiello a livello internazionale». Frasi a cui sono seguite le lacrime. Lacrime di gioia, perché ora il futuro è roseo. Non come in Afghanistan, «dove c’era solo la morte».

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