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Controlli nei locali, parla il prefetto D’Attilio: «Sui Green pass ci sarà grande attenzione»
Livorno, con le forze dell’ordine si delinea la strategia dei mesi futuri. «I ristoratori ci aiutino a scoprire chi esibisce le certificazioni verdi non proprie. Se sospettano un falso, chiamino il 112»
LIVORNO. «Proseguiremo nei controlli e auspichiamo che ristoratori e imprenditori facciano la loro parte. Devono sempre verificare il “Qr code” dei Green pass dei clienti, quando è obbligatorio averlo, e in caso di discrepanza fra i dati (sulla schermata loro vedranno solo nome, cognome ed età della persona) devono assolutamente chiamare le forze dell’ordine, visto che solo gli operatori di pubblica sicurezza possono richiedere i documenti di identità. E in quel caso, naturalmente, se dovessero aver esibito una certificazione verde di un’altra persona scattano i provvedimenti».
A parlare è il prefetto di Livorno, Paolo D’Attilio, dopo il caso della sanzione amministrativa anti-Covid dei carabinieri a Simone Gonnelli, il titolare di “Precisamente a Calafuria”, che secondo quanto ricostruito dai militari avrebbe organizzato una «festa non autorizzata con oltre 300 persone», che l’imprenditore contesta nei numeri: «Erano 110, come da permessi Siae (la Società italiana degli autori ed editori ndr) e non ballavano».
Prefetto, dopo la festa di Calafuria come verranno predisposti i controlli nei confronti di locali e ristoranti?
«Come prima: i carabinieri nel caso di Calafuria hanno fatto le giuste verifiche, e così continueremo ad agire. Rispetto all’inizio della pandemia cambiano semplicemente le regole, visto che ora esiste il Green pass. Che, però, attenzione: non previene il contagio. Chi ha il Green pass deve sempre mantenere il distanziamento sociale e indossare la mascherina dove vige l’obbligo di coprirsi naso e bocca. Purtroppo, alcune persone che conosco, sono state contagiate dai figli non vaccinati pur avendo effettuato la prima dose del vaccino. Quindi bisogna osservare tutte le precauzioni anche se in possesso della certificazione verde».
Finora sull’uso dei Green pass non sono state rilevate violazioni a Livorno?
«No, perché c’è stato un approccio intelligente con i cittadini e i controlli delle forze dell’ordine hanno funzionato. Al momento, lo confermo, nessuno è stato multato nei locali perché sprovvisto della certificazione verde e tutto si è svolto nella regolarità».
Cosa vuole dire a imprenditori e titolari di locali a proposito dei controlli delle certificazioni verdi?
«Di chiederla, sempre, dove serve. È un obbligo: se il Green pass presentato non dovesse corrispondere alla persona che si trovano davanti, devono chiamare le forze dell’ordine. Solo loro possono procedere all’identificazione del cliente. Chi controlla il “Qr code” della certificazione vede attraverso lo schermo del cellulare o del dispositivo utilizzato soltanto nome, cognome ed età dell’interessato. Non sa, ad esempio, se ha fatto il vaccino o il tampone, perché questi sono dati sensibili. Ma è chiaro che se con la mia certificazione verde si presenta una donna bionda, qualcosa non va».
Quindi bisogna chiamare la forza pubblica, il 112.
«Esatto, è l’unica cosa da fare. Il delegato alla sicurezza del locale, o il titolare, può solo chiedere di esibire il Green pass».
Come comportarsi con i locali che fanno ballare le persone, come ricostruito dai carabinieri per “Precisamente a Calafuria”?
«In questo caso è giusto sanzionare e chiuderli. Cinque giorni è il minimo. È la stessa linea utilizzata, all’inizio della pandemia, per i locali che dovevano rimanere chiusi o per quelli che non rispettavano le regole periodiche».
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