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Addio a Ruggero Montingelli, regista, autore e padre di Videomusic: «Fratello e leader silenzioso»
Nato all'Ardenza, abitava in lucchesia. Aveva lavorato anche per Rai e Mediaset. Aveva 69 anni . «Una cultura sconfinata». Lascia la compagna e quattro figlie, i funerali a San Simone lunedì 6 settembre alle 15
LIVORNO. Ruggero Montingelli era molte cose: «livornese dell’Ardenza» trapiantato a Lucca, pioniere della televisione musicale, autore e regista Rai e Mediaset, docente in comunicazione multimediale, padre di quattro ragazze e amico di grandi nomi della musica internazionale e dello spettacolo.
Se n’è andato venerdì tre settembre a 69 anni dopo una breve malattia. A darne notizia Andrea Marcucci, senatore ed ex capogruppo del Pd a palazzo Madama, fratello della prima moglie di Montigelli da cui aveva avuto la figlia Chiara. «Ci ha lasciati Ruggero Montingelli, detto il “fachiro”. Un amico, un grande professionista, un artista originale. Ha vissuto intensamente e ci ha aiutato tutti a capire meglio. Grazie Ruggero».
Di Rugge restano i ricordi e le foto che la compagna ha tirato fuori dal cassetto della memoria. L’abbraccio con Paul McCartney, le giornate trascorse con il cantante Bob Geldof e l’incontro con Nelson Mandela. Una vita piena, quasi visionaria, iniziata a Livorno, la città dove tornava appena poteva, dove aveva ancora tanti amici e dove luendì alle 15 nella chiesa di San Simone, nel quartiere dov’è cresciuto, si svolgeranno i funerali.
Scrive Federico Lampredi, regista e autore televisivo livornese trapiantato a Roma postando una foto di Montigelli il giorno del suo matrimonio: «Ciao grandissimo amico mio, ciao Rugge. Hai reso felici i miei giorni belli con rara e delicata ironia, hai rischiarato quelli più bui quando il buio era pesto. Ci sei sempre stato, lentamente velocissimo. Nulla sarà come prima. Lasci un vuoto enorme, incolmabile. Ciao Rugge, il fratello più grande che, prima di te, non avevo mai avuto».
È lo stesso Lampredi a raccontare a chi non lo conosceva chi era Ruggero, che negli Ottanta aveva fondato negli studi del Ciocco Videomusic, canale che era diventato un punto di riferimento per gli appassionati, facendo anche il regista di tutti i concerti trasmessi in diretta.
«Ci siamo conosciuti nella metà degli anni Novanta – racconta Lampredi – io facevo “Ciao Darwin”. Un giorno arrivo in studio, vado alla mia scrivania e trovo uno seduto al mio posto. Lo guardo e lui mi fa: “Sei di Livorno”. Da quel momento in poi non ci siamo più separati. Come ho scritto è stato il fratello maggiore che non ho mai avuto. Quello che mi impressionava di Rugge era la sua capacità di essere un leader silenzioso. Aveva una autorevolezza innata, dote rara. Ecco perché tutti, all’interno del gruppo di lavoro, gli riconoscevano un ruolo decisivo all’intero della squadra: quello di tenere alto il morale della truppa». Insieme hanno fatto per due stagioni il programma “La pupa e il secchione”, ma per raccontare l’amico Lampredi cita un episodio fuori dallo studio televisivo. «Non ricordo l’anno ma ci avevano ingaggiato per organizzare lo spettacolo per la convention italiana di Johnson & Johnson. Parlo di una società con 120mila dipendenti, come tutti i residenti di Livorno. Arriviamo al giorno dello spettacolo, sull’isola Tiberina e durante il soudcheck Ruggero scopre che i microfoni fischiano. Il responsabile del l’impianto cerca di intonarlo in romanesco. Lui si gira e gli dice: “Sai dov’ero ieri l’altro? A fare il concerto di Sting al Circo Massimo. Mi voi spiegà il mixer?”».
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