Gioco
Racconti, sfide, campioni e i ricordi di Giovanni Galli. Ecco una notte “Mundial”
Alla presentazione del libro “Spagna 82”scritto dal giornalista Simone Fulciniti all'associazione Nesi-Corea. Una serata dedicata alla vittoria della Coppa del mondo della nazionale di Bearzot
LIVORNO. Un viaggio straordinario a ritroso nel tempo per rivivere la magica estate del 1982. Questo è l’ermetico riassunto di quello che è successo nel corso della presentazione del libro “Spagna 82” (Edizioni Erasmo), scritto dal giornalista Simone Fulciniti – apprezzato collaboratore del Tirreno – avvenuta negli spazi dell’Associazione Nesi/Corea alla presenza di un folto pubblico e di un parterre di relatori di grade spessore. A partire dall’ospite d’onore, Giovanni Galli, mitico portiere di Fiorentina, Milan, Napoli e nazionale italiana; nel mondiale spagnolo, senza giocare, si laureò campione del mondo. Con lui, oltre ovviamente all’autore, ci sono Alessandro Guarducci, capocronista del Tirreno, Francesco Gazzetti, consigliere regionale e Luca Salemmi, attore, che legge alcuni passi significativi del testo.
A coordinare, Stefano Romboli, anima dell’associazione organizzatrice che con questo evento ha voluto fare un regalo agli appassionati. Nel contesto si muovono anche i membri di Subbuteo Club Labronico, che per l’occasione hanno preparato un tavolo speciale sul quale sono schierate le due formazioni che dettero vita alla partita più bella: Italia e Brasile. Alle pareti sono appesi i magnifici ritratti dei calciatori (da Maradona a Zico, da Platini a Rumenigge, fino ad arrivare a Paolo Rossi) che illustrano il libro, realizzati dall’artista Valentina Restivo. «Ero tra i più giovani della compagnia – dice Galli –, e le sensazioni e le emozioni che ha riportato Simone nel libro, vivendole a Livorno, io le provavo nello spogliatoio: le ansie, le preoccupazioni della partita non le avvertivo, avendo davanti un mostro sacro come Dino Zoff, e me la sono goduta. Sono entrato in un mondo di uomini veri, sentirmi uno di loro, e ancora oggi abbiamo una chat nella quale scherziamo. Ricordo che i giornalisti delle grandi testate di Roma e Milano, volevano comandare e fare loro le convocazioni. E quando Bearzot comunicò le sue scelte scoppio il finimondo: c’era chi voleva Pruzzo e chi Beccalossi e la contestazione era pronta. Poi le prime tre partite non andarono bene e le critiche furono durissime: Bearzot ci condusse verso il primo silenzio stampa della storia; ci ricompattammo, e dalla partita con l’Argentina cambiò tutto».
Guarducci prova a spiegare perché quella vittoria rimane indimenticabile per lo sport italiano. «Riportò un po’ di serenità in una nazione reduce da un periodo buio, quello del terrorismo, e che due anni prima aveva vissuto la strage di Bologna. La vittoria nel Mundial fu una soddisfazione della quale avevamo bisogno. I tre gol di Rossi e la paratissima di Zoff contro il Brasile li ho ancora nel cuore, ma l’immagine di Pertini che al gol del 3-1 in finale con la Germania fa cenno “non ci riprendono più”, ecco, quella è l’istantanea del popolo italiano che esulta».
«C’erano campioni assoluti, tutti insieme, e sul quel campionato abbiamo costruito il rapporto col calcio, lo sport più bello del mondo» sottolinea Gazzetti. Salemmi legge due racconti del libro: “Lo sceicco annulla un gol”, dedicato alla partita Francia Kuwait, e “Il canto del Cigno”, che racconta l’ultima partita dei due leggendari campioni inglesi Kevin Keegan e Trevor Brooking. Galli ricorda che «era la palla a cercare Paolo Rossi, un vero fenomeno; nella Fiorentina giocavano cinque campioni del mondo più Passarella, capitano dell’Argentina e Socrates capitano del Brasile». La chiusura affidata alla lettura di Italia-Brasile, e il pubblico trepida come in quel lontano cinque luglio.
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