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Il Comune di Livorno restituisce la statua di Bud Spencer all'autore. E Napoli si mobilita per averla

Juna Goti
Il Comune di Livorno restituisce la statua di Bud Spencer all'autore. E Napoli si mobilita per averla

L’incontro in municipio con l’artista si chiude senza accordo. L’opera diventa blu nello studio di Viareggio e cerca nuova casa 

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LIVORNO. Fine. Dopo due anni la storia si chiude qui. Quando nell’ottobre del 2019 la statua di Bud Spencer fu caricata su un camioncino del Comune e trasportata in un magazzino di quasi periferia – legata e con la faccia da “altrimenti ci arrabbiamo”, come nel più classico dei film western – in parecchi pensarono che sul lungomare non si sarebbe più rivista. Avevano ragione: alla fine l’amministrazione comunale guidata da Luca Salvetti ha deciso restituire all’artista che l’ha realizzata, il maestro carrista viareggino Fabrizio Galli, l’opera in vetroresina che nel giugno di due anni fa era stata voluta e inaugurata da Filippo Nogarin. E ora è Napoli a mobilitarsi per portare a casa la statua a grandezza naturale di uno dei suoi figli più famosi.

Lo racconta Il Mattino, il giornale della città: in tanti tra gli appassionati e anche tra i familiari di Carlo “Bud” Pedersoli, sono amareggiati per come è andata a finire la storia livornese, complicata dai litigi tra ex amministrazione M5S e nuovo Comune di centrosinistra, così nella terra natale del grande attore si sta facendo strada l’idea di comprare la statua e portarla ai piedi del Vesuvio. Ci stanno lavorando un consigliere verde della Regione Campania, Francesco Borrelli, e il conduttore radiofonico Gianni Simioli (La Radiazza): si sono anche detti pronti a lanciare una campagna di crowdfunding perché siano direttamente i cittadini ad acquistare l’opera.

Ma dov’è oggi la statua di Bud? È nello studio viareggino di Galli, che ha deciso di darle una nuova veste: tutta blu. Se ne erano perse le tracce dopo che era stata portata via dalla Bellana e sistemata in uno dei magazzini del settore cultura, ufficialmente in attesa di restauro e, soprattutto, di nuova collocazione. La giunta Salvetti non ha mai fatto mistero di non gradire l’installazione proprio sul controviale Italia, fronte mare, in uno dei luoghi simbolo di Livorno. E soprattutto da subito ha accusato i predecessori di non avere mai predisposto alcun atto: l’assessore alla cultura Simone Lenzi ha dichiarato più volte che al momento del suo insediamento la statua di Bud già inaugurata non figurava in alcun atto. Era, per così dire, abusiva. E strada facendo è emerso che l’artista non era ancora stato pagato per il suo lavoro, che dopo essere stato commissionato da un privato avrebbe dovuto essere donato al Comune.

Il botta e risposta politico è andato avanti per mesi. Anche la città si è divisa: dalle critiche feroci all’opera alla raccolta firme per rimetterla alla Bellana, fino al blitz ironico del “commando goliardico labronico” che una notte d’estate ha sistemato nel posto rimasto vuoto davanti al mare una inedita “Baracchina gialla” anni Ottanta con il faccione di Bud dietro al bancone del bar.

Nel corso dell’ultimo anno l’opera è tornata nelle mani dell’artista per sistemare qualche graffio. Ma la svolta è arrivata davvero poche settimane fa, ad agosto inoltrato, quando sindaco e assessore hanno incontrato Galli in municipio. La sintesi è questa: il Comune avrebbe tenuto la statua a condizione che gli fosse donata a titolo gratuito e che fosse trovata una nuova collocazione; l’artista ha risposto “no grazie”. «Ad oggi non so quale sarà la sua destinazione, ma sicuramente andrà dove sarà benvoluta ed apprezzata», ha poi scritto su Facebook.

«Peccato, abbiamo perso un’occasione», commenta l’ex assessore alla cultura Francesco Belais: «Quello non è un quadro di Modigliani, è vero, ma è un omaggio pop a un personaggio pop, come Topolino a Time Square. Un’attrazione divertente che non toglieva nulla alla città. La collocazione sarebbe poi stata perfezionata. Livorno era stata la prima città in Italia a omaggiare Bud, così facciamo una brutta figura». Di tutt’altro avviso l’assessore Lenzi: «A che titolo avremmo dovuto pagare un’opera che non figura in alcun atto?». Poi, guardando verso Napoli e le dichiarazioni del consigliere campano: «Bene se la ospiteranno, ma la mettano davanti al Maschio Angioino, solo allora qualcuno avrà il diritto di farci la morale...».

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di Redazione web