Il Tirreno

Livorno

"Festa non autorizzata a Calafuria", Gonnelli annuncia ricorso: "Tutti col Green pass e nessuno ballava"

Stefano Taglione
L'imprenditore Simone Gonnelli (foto d'archivio)
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L'imprenditore Simone Gonnelli (foto d'archivio)

Livorno, il titolare della discoteca dopo essersi consultato con la sua avvocata si opporrà alla sanzione dei carabinieri: "C'erano 110 persone, come previsto dal permesso Siae. Eravamo in regola"

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LIVORNO. «I 110 partecipanti alla festa privata nel mio locale non ballavano e sono entrati tutti con il Green pass. Nessuno, da noi, entra senza certificazione verde. Dopo essermi consultato con la mia avvocata, a differenza di quanto ritenuto in un primo momento, ho deciso di fare ricorso perché eravamo perfettamente in regola. Avevamo il permesso Siae per far entrare 110 persone senza danzare (e lo mostra ndr)».

A parlare, 24 ore dopo il controllo e la sanzione dei carabinieri, è l’imprenditore Simone Gonnelli. Il titolare di “Precisamente a Calafuria”, bar-ristorante e discopub lungo il Romito, alle 2 della notte fra mercoledì 1 e giovedì 2 settembre è stato costretto a mandare a casa tutti i clienti a casa dopo l’arrivo dei militari, che hanno contestato alla sua società di aver organizzato «una festa non autorizzata» con «oltre 300 persone all’interno». Una ricostruzione contestata, fin da subito, dallo stesso proprietario del locale. Che inizialmente aveva dichiarato al Tirreno di non voler procedere con il ricorso, mentre dopo essersi consultato con la sua avvocata Federica Morgantini ha cambiato idea e procederà in tal senso.

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Il permesso Siae è valido dalle 23.55 alle 4 di notte per «i clienti invitati che hanno effettuato anticipatamente la registrazione sulla piattaforma “Ugo” sia per il controllo della capienza che del Green pass». «Oltre a questo – prosegue Gonnelli – all’ingresso del locale i miei dipendenti hanno regolarmente scannerizzato il “Qr code” della app “Ugo” per verificare sia il possesso del Green pass che la prenotazione effettuata sulla piattaforma».

Gonnelli, quindi, contesterà nel suo ricorso la presenza dei clienti nel locale al momento dell’arrivo dei carabinieri, aggiungendo che «non stavano ballando»: «Non avendo fatto entrare più di 110 persone grazie al controllo telematico dei posti riservati – conclude – al massimo c’erano queste persone, 110 clienti, quindi sosterrò che non ce n’erano oltre 300 come da loro ricostruito. Ritengo di aver rispettato le regole anti-Covid, un aspetto a cui noi stiamo molto attenti».

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