Gioco
Stragi in attesa di verità per ottenere giustizia
Moby Prince (140 morti) e stazione di Viareggio (32) al centro del dibattito a Eliopoli con i familiari delle vittime
CALAMBRONE. A trent’anni di distanza dalla strage del Moby Prince e a dodici da quella del treno alla stazione di Viareggio, i familiari delle vittime sono ancora alla ricerca della verità e in attesa di ottenere giustizia. E su questo si è incentrato il dibattito che si è svolto sul palco di Eliopoli, a Calambrone, con la conduzione del giornalista Massimo Marini che ha promesso di «continuare a dare voce ai familiari che portano avanti una battaglia di dignità». Il giornalista ha poi sottolineato «che riaprire queste ferite è molto doloroso, ma al tempo stesso è necessario che la memoria di quanto è accaduto non venga mai meno».
La parola strage è ricorsa spesso nell’arco della serata, parola però negli atti processuali non ha trovato posto. Si trova sempre quella d’incidente, di episodio ma non si parla mai di strage perché altrimenti le vicende avrebbero avuto un diverso decorso giudiziario.
Sul traghetto sono morte centoquaranta persone e alla stazione di Viareggio altre trentadue. Intanto, la sentenza della Corte di Cassazione in merito all’incidente di Viareggio, ch è stata pronunciata a gennaio scorso, ha eliminato l’aggravante della morte sul lavoro dei due macchinisti (con prescrizione per l’omicidio colposo) e a tutt’oggi non sono ancora note le motivazioni della sentenza. E quella notte di dodici anni fa per Daniela Rombi, dell’associazione “Vittime del treno Viareggio”, è cominciata una nuova e terribile vita. Prima, con la notizia di sua figlia che era rimasta ferita nell’esplosione con il 98% delle ustioni su tutto il corpo e senza vista per poi perderla quaranta giorni dopo. E poi per muoversi nel mondo a lei sconosciuto degli avvocati e dei tribunali. Anche Marco Piagentini, uno dei pochi sopravvissuti, ha ricordato quella terribile notte dove ha perso la moglie e due figli.
Si è invece insediata la seconda commissione parlamentare di inchiesta sulla tragedia del Moby Prince, mentre è sempre aperta una inchiesta alla Procura di Livorno sulla base dei risultati riscontrati dalla prima commissione che ha riscritto una verità completamente diversa da quella processuale. Sergio Romboli, dell’associazione “140 vittime Moby Prince”, nell’incendio del traghetto che si era scontrato con la petroliera Agip Abruzzo, ha perso suo padre e ancora oggi è alla ricerca del perché di quella tragedia. Secondo Romboli, quella sera nel porto di Livorno c’era qualcosa che non doveva esserci e che a tutt’oggi non c’è modo di sapere. Ma soprattutto sono stati inadeguati e tardivi i soccorsi: «Li hanno lasciati morire». Un tema toccato anche dal capocronista del Tirreno, Alessandro Guarducci, che si è soffermato soprattutto sui tempi di sopravvivenza a bordo del traghetto secondo quanto è emerso nella prima commissione parlamentare di inchiesta. «Arriveremo a conoscere la verità, ma temo che non sarà fatta giustizia», ha commentato con amarezza. L’assessore regionale ai Trasporti Stefano Baccelli e il sindaco di Livorno Luca Salvetti hanno sottolineato l’importanza del ruolo delle istituzioni locali nello stare a fianco dei familiari in questi anni di battaglie. «La politica e la pubblica amministrazione devono opporsi all’arroganza», hanno dichiarato. Assente invece il sindaco di Viareggio, che pure era stato invitato, ha spiegato Marini. L’applauso finale è stato tutto per Loris Rispoli.
D.L.
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