Il Tirreno

Livorno

Positivo al Covid, scappa nudo dal camper: gli abitanti lo rincorrono per linciarlo con un piede di porco

Stefano Taglione
I sanitari con la municipale alla Guglia
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I sanitari con la municipale alla Guglia

Livorno, tensione in piazza Barriera Garibaldi, dove il trentasettenne è stato soccorso dalle ambulanze. Tre interventi in poche ore

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LIVORNO. È sceso da un camper, dove abita con la madre, urlando «Sono morto, sono morto». Spogliandosi nel bel mezzo di piazza Barriera Garibaldi, dove il mezzo è parcheggiato da mesi, davanti alle famiglie in giro con i bambini. In un caso perfino compiendo atti osceni, almeno secondo alcuni testimoni oculari, che lo hanno ripreso in un video. Pur essendo – si scoprirà qualche ora dopo – positivo al Covid-19.

In sei ore, le forze dell’ordine, sono dovute intervenire per ben tre volte alla Guglia: alle 20, alle 23.30 e attorno alle due di notte. In un caso, il primo, per evitare il linciaggio della folla ai danni del trentasettenne (un italiano di Torre Annunziata, in Campania, e nato a Pompei) inseguito da un residente del quartiere armato con un piede di porco.

Il primo campanello di allarme è scattato alle 20 di mercoledì scorso, con l’arrivo di due pattuglie dei carabinieri e di un’ambulanza della Pubblica assistenza di Collesalvetti. I volontari, spaventati, hanno cercato di calmare il trentasettenne, accompagnato al pronto soccorso con estrema fatica, visto che non aveva alcuna intenzione di farsi assistere dai sanitari e continuava a urlare «Sono morto, sono morto», rifiutando perfino di vestirsi.

Secondo quanto appurato dai militari dell’Arma, intervenuti proprio su segnalazione del 118, l’uomo qualche ora prima (alle 13.30) era stato dimesso dall’ospedale – dove era stato ricoverato per una polmonite dal 30 agosto – e avrebbe dovuto restare in quarantena all’interno del camper, la sua residenza di pochi metri quadri, dove vive insieme alla madre (anche lei risultata positiva). Per questo – rimandato a casa dopo essere stato nuovamente, e a fatica, portato al pronto soccorso – è stato posto in quarantena dall’Asl all’interno del mezzo a quattro ruote. Riaccompagnato a casa dai sanitari, vestiti con le tute bianche anti-contagio, ha cercato ripetutamente di scappare dopo che, nel viaggio di andata, aveva cercato di aprire il portellone dell’ambulanza per rimanere alla Guglia. Lo documentano vari filmati girati dai residenti. In uno di questi, un agente della polizia municipale, tenta di placarlo con uno sfollagente. Poi, dopo diversi minuti, la situazione torna alla normalità e il trentasettenne rientra nel camper. «Abbiamo paura – dicono alcuni abitanti che hanno assistito alla scena – e qualcuno deve agire immediatamente. Il Comune intervenga».

Ma non è finita qui. Perché dopo le due della notte fra mercoledì e ieri, una residente della zona, chiama nuovamente il 112. L’uomo, stavolta, è seduto su una panchina. All’arrivo degli agenti della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato si mostra calma, non oppone resistenza, e rientra all’interno del mezzo. L’ultimo capitolo di una giornata molto difficile alla Guglia, dove l’uomo – nell’ultimo caso seminudo, vestito solamente con dei pantaloni rossi – si è allontanato dal camper nonostante la positività al Covid-19, rischiando la sua incolumità, visto che i residenti hanno tentato più volte di aggredirlo fisicamente, anche con un piede di porco.

 

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di Redazione web