Gioco
Addio a Paolo Lugetti, si è spento a 81 anni: una vita nel volontariato livornese
Ex dirigente Asl, alla guida della Misericordia, della Purificazione e del Serra Club. Sapeva guardare avanti: puntando sulla protezione civile e sulla cremazione
LIVORNO. Paolo Lugetti «raggiunge la casa del Padre»: così la Misericordia ha dato, dalla propria pagina social, l’annuncio della scomparsa di uno degli uomini che ne hanno fatto la storia. È la maniera che la comunità ecclesiale usa per dire che non stiamo parlando di qualcosa che finisce. E allora forse quel che Paolo raggiunge è prima di tutto la figlia Lucia, che una malattia nel 2017 aveva strappato all’affetto dei suoi cari quando era appena quarantasettenne. All’improvviso, in poco tempo: com’è accaduto per il babbo all’età di 81 anni.
Paolo Lugetti era un nome di primo piano nel laicato della Chiesa livornese. Non avrebbe potuto essere diversamente forse: il padre Dino è stato una figura-chiave per i cattolici impegnati in politica negli anni del dopoguerra per almeno quattro o cinque lustri. Basti pensare al ruolo che aveva avuto come esponente locale del mondo del ministro Togni per la realizzazione del nuovo quartiere a sud (La Rosa), basti pensare al fatto che aveva presieduto la prima riunione dell’appena istituita assemblea elettiva della Regione (salvo poi essere dichiarato incompatibile e lasciare il seggio).
I figli maschi Paolo e Giuliano hanno avuto un ruolo nella vita pubblica della città sponda ecclesiale o comunque di quella Dc che aveva cercato di ereditare l’impegno di don Roberto Angeli. Paolo, ad esempio, è stato nella prima metà degli anni novanta, anche in consiglio comunale sotto le insegne della Dc e poi ha continuato a occuparsi anche di politica, però il baricentro l’ha sempre tenuto su qualcos’altro: «Ha speso l’esistenza nell’attenzione all’arcipelago del volontariato e a chi si prende cura degli ultimi», racconta monsignor Paolo Razzauti, che di Paolo Lugetti è stato amico fin da quand’erano ragazzini a San Jacopo.
Ecco che a questo punto si potrebbero enumerare gli impegni: nel Serra Club, che aveva presieduto nel 2018 (era tuttora nelk coinsiglio), così come nell’Arciconfraternita della Purificazione (in consiglio da un paio di decenni e gli ultimi 15 anni presidente, adesso con al fianco come vice Giuseppe Scavazzon).
Negli anni ’80 è stato alla guida della Misericordia, compreso un periodo al timone dell’arciconfraternita antignanese del medesimo mondo): era arrivato a essere nominato nel consiglio nazionale. Dipendeva dal fatto che nella veste di preposto dell’associazione ecclesiale livornese aveva fatto da apripista agli impieghi del volontariato sul fronte nuovo della protezione civile: un esempio per l’Italia. È quanto ribadisce il post della Misericordia di via Verdi segnalando che «Paolo è stato, per la Misericordia di Livorno, un punto di riferimento: entrato a far parte del Magistrato nel ’78, dal 1982 al ’93 ha ricoperto il ruolo di preposto».
L’Arciconfraternita l’aveva nominato “protettore”. «È la riprova che aveva lasciato un segno», aggiunge Giovanni Giannone, imprenditore e delegato Coni, anche lui “protettore” così come Giovanni Mancusi (scomparso nel 2017) e Paolo Rossi.
Ma è anche nella gestione del cimitero della Purificazione che Lugetti aveva mostrato questa voglia di guardare avanti. Giusto nelle prossime settimane avrebbe dovuto inaugurare il “Giardino dei ricordi”: lo spazio dedicato alle urne cinerarie di quanti hanno scelto di farsi cremare. Se in anni lontani la Chiesa lo considerava una pratica da condannare, adesso ecco una svolta preparata da lungo tempo (non dimentichiamoci che monsignor Razzauti è stato eletto nel consiglio della Società per la cremazione).
Da qualche anno era in pensione dal lavoro all’Asl: era stato dirigente fino all’incarico diresponsabile acquisti dell’Estav nord ovest. In gioventù aveva sentito il fascino del pallone giocato: in porta, prima negli juniores del Livorno e poi nel Pisa.
La malattia è arrivata all’improvviso e l’ha portato via in pochissimi giorni, subito dopo il rientro dalle vacanze all’Elba. «Ma non ho mai visto una persona così consapevole della propria fine e così lucida nel salutare i propri cari con serenità», dice monsignor Razzauti. È stato Lugetti – che lascia la moglie Annamaria e il figlio Massimiliano – a chiedere a don Paolo di fare la commemorazione funebre: è stato l’amico di una vita, «i suoi genitori sono stati i miei padrini di battesimo», dice il sacerdote. Mentre sarà il suo parroco a San Jacopo, monsignor Ivano Costa, a celebrare oggi alle 15,30 la messa funebre in cui è previsto un messaggio del vescovo Simone Giusti.
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