Gioco
Porto 2000, offesa razzista a un addetto. I sindacati: «Ora basta, siamo indignati»
Un responsabile accusato di aver insultato un lavoratore di origini marocchina che vive a Livorno da 20 anni ed è cittadino italiano. In campo i vertici dell’azienda: via a una indagine interna in vista di provvedimenti
LIVORNO. Non stava facendo altro che il suo lavoro, è stato affrontato da «un responsabile aziendale» che «senza alcuna ragione» l’ha «offeso e definito “persona non gradita nel territorio italiano”». Per lui, arrivato quasi vent’anni fa dalle montagne del Marocco e da lungo tempo residente a Livorno, per lui che qui da noi ha conosciuto sua moglie e qui ha fatto nascere sua figlia, è stato l’insulto – sopportato una volta, poi due, poi ancora – più difficile da digerire in una vita che non è semplice per nessuno: anche perché non è per modo di dire che Hachem Bouzzine Moulay ritiene che Livorno è il suo posto nel mondo, la sua casa. Non lo pensa solo lui, gliel’hanno confermato ufficialmente le autorità del nostro Paese dandogli la cittadinanza italiana: quel giorno del marzo 2016 l’ha celebrato come una festa.
Del resto, il rispetto se l’era guadagnato all’interno della comunità islamica livornese e, lui musulmano, accudendo l’ex vescovo Alberto Ablondi nell’ultima fase della vita prima che morisse nel 2010.
Da dieci anni Hachem, che tutti conoscono con il soprannome di Isham, è un lavoratore stagionale della Porto 2000. Quando un esponente sindacale ha notato Hachem Bouzzine Moulay scosso per le offese razziste e in lacrime, è scattata la solidarietà che si è tramutata in mobilitazione unitaria delle differenti sigle sindacali. Fino a mettere uno striscione all’esterno dell’area del porto passeggeri, a pochi passi dal varco Fortezza: “No al razzismo, solidarietà a Hachem”.
A denunciare l’episodio sono i sindacalisti Enrico Barbini (Filcams Cgil) , Maria Grazia Macchia (Fisascat Cisl) e Davide Merolla (Uiltucs Uil) parlando di «vergognoso atto di viltà» nei riguardi di un lavoratore. Lo ripetono dicendo che «Hachem vive da molti anni in Italia ed è regolarmente cittadino italiano» e che l’episodio «è stato confermato anche altri colleghi presenti».
L’azienda dice di non aver preso sottogamba la vicenda: interpellato dal Tirreno, scende in campo Matteo Savelli, numero uno della Porto 2000 dopo la privatizzazione che ha visto la società entrare nella galassia della famiglia Onorato (con Marinvest della Msc targata Aponte come socio di minoranza). Tiene a ribadire che «i principi della nostra azienda sono fermi, forti e intangibili». E per attestare che la società è lontana da approcci razzisti ricorda che «questo lavoratore, dipendente stagionale da dieci anni, è stato impegnato nel 2020 e nel 2021 dalla nuova proprietà senza nessun problema».
Dal quartier generale della società si fa sapere che «appena appresa la notizia di quanto denunciato», è stata aperta una indagine interna in vista della «apertura di un provvedimento disciplinare che avrà il suo corso».
Era stato il fronte sindacale a chiamare in causa l’azienda, ribadendo che «le lavoratrici e i lavoratori tutti provano indignazione e condanna»: davanti «all’ignoranza, alla prepotenza, alla prevaricazione, al mancato rispetto della dignità altrui, all’intolleranza e alle discriminazioni territoriali, religiose,di orientamento sessuale e razziali», – era stato messo in evidenza – da parte della sponda dei lavoratori si risponderà “sempre compatti con forza uguale e contraria”. Con una sottolineatura finale che è una richiesta: «non si ripetano mai più» episodi così gravi, che «non dovrebbero mai far parte del nostro linguaggio e della nostra cultura».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
