Il Tirreno

Livorno

Paola Grattabusi e la magia di truccare per il cinema

Simone Fulciniti
 Paola Grattabusi e la magia di truccare per il cinema

L’artista livornese , intervistata dal direttore del Fi-Pi-Li Horror Festival  Alessio Porquier, ha raccontato la sua carriera, dai primi passi ai grandi set

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Simone Fulciniti

LIVORNO. La bella estate a Villa Maria, continua nel segno degli assi che operano nel mondo del cinema. Davanti ad un pubblico attento e partecipe Paola Gattabrusi, make up artist, che ha truccato moltissimi attori in decine di film, racconta la sua carriera, sapientemente incalzata da Alessio Porquier, direttore artistico del FiPiLi horror festival. Un fuoco di fila di ricordi, aneddoti, progetti, curiosità. «La mia professione nasce casualmente, in un periodo nel quale non capivo bene cosa volevo fare della mia vita. In quegli anni seguivo Piero Ungheretti al laboratorio di restauro proprio qui a Villa Maria; in precedenza facevo la commessa in un negozio a Livorno, questo mi ha permesso di conoscere tante persone. Poi un incontro decisivo, con una persona che mi ha fatto innamorare di questo lavoro, in grande allegria. Prima con il teatro e la lirica: ricordo con piacere il festival internazionale di Montepulciano. Poi con l’accademia Silvio D’Amico, sostituendo Alessandro Bertolazzi. Lì ho conosciuto tanti attori che sono diventati super famosi col tempo. E negli anni lì ho incontrati di nuovo, su vari set, con grande felicità di vederli realizzati». Due parole sul fratello, Massimo, hair stylist di grandi star come Xavier Bardem e Penelope Cruz. «Abbiamo fatto diverse cose insieme. Adesso lavora spesso all’estero. Lui amava fare i capelli e io l’ho introdotto a questo lavoro». Un passaggio su Pupi Avati e Dario Argento. «Pupi è un mondo a parte, col suo ambiente che lo circonda. Ho adorato nei film che ho fatto con lui il fatto che non usasse il monitor. È affettuso, gentile, intelligente. Mi fa ridere quando racconta la sua storia musicale e l’antagonismo con Lucio Dalla, divertentissimo. Argento mi ha fatto ridere, anche lui. Con una foga di girare, in grande eccitazione. Si spaventava lui stesso delle cose più cruente». Un anno, il 2021, molto denso. «A gennaio il primo film, “Il paradiso del pavone” di Laura Bispori, con la quale non avevo mai lavorato. Bella esperienza. Con grandi attrici. Poi un film italo americano “Promises” di Amanda Sthers, e infine “Il colibrì”, di Francesca Archibugi, ancora in corso, tratto dal libro di Sandro Veronesi». La difficoltà di lavorare nelle serie internazionali. «I Medici per esempio, non era situazione tranquilla, con tante cose da fare e da seguire. Purtroppo la serie, come altre, subisce la color correction che è una sorpresa e alla fine non sai che risultato in post produzione, modificando i colori. Per Scene, trucco e costumi, un bel problema». Ma anche l'imbarazzo che all'inizio si manifesta quando si tratta di mettere le mani su qualche nome importante, come di recente è capitato con la star francese Dominique Sanda. Per chiudere Gattabrusi consiglia alla platea un paio di titoli tratti dalla sua filmografia. «Non ho dubbi nel dire “Almost Blue" di Alex Infascelli. E poi Radio Freccia, diretto da Luciano Ligabue». C’è tempo per elogiare la collega Dalia Colli, anche lei livornese e pluripremiata, e chiudere con una promessa strappata da Porquier. Una partecipazione al prossimo festival dell’Horror, con qualche bella sorpresa. L'organizzazione degli eventi è curata dalla cooperativa Itinera.

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