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«Sulle strisce pedonali rischiamo la vita». Abitanti contro il semaforo lampeggiante su viale Italia
Livorno, secondo l’associazione “Vivi San Jacopo” è «assurdo disattivarlo dopo le 23». La prima mail al Comune è del 23 luglio
LIVORNO. «Dopo le 23 abbiamo paura ad attraversare la strada. È dal maggio del 2020, durante la prima quarantena, che consigliamo al Comune di prolungare l’orario del semaforo all’incrocio fra via dei Funaioli e viale Italia. In una riunione via Internet parlarono ben 90 cittadini, rimarcando questa problematica. In realtà crediamo che il semaforo non andrebbe mai disattivato. È vero, è stato presentato il piano urbano della mobilità sostenibile, ma intanto sul lungomare le persone continuano a morire».
È una dura presa di posizione quella dell’associazione “Vivi San Jacopo” dopo l’ultimo incidente mortale davanti alla Terrazza Mascagni, nel quale è stato investito e ucciso sulle strisce pedonali Gazment Bushi, muratore albanese di 36 anni, che insieme a un amico stava attraversando la strada per andare a comprare una bottiglietta d’acqua in una pizzeria alle 3 di notte di sabato scorso. «Alla sua famiglia – dicono dal collettivo – porgiamo le nostre più sincere condoglianze. Tutti i punti di imbocco del nostro quartiere su viale Italia sono pericolosi, perché là gli automobilisti e gli scooteristi corrono, vanno troppo veloce. Secondo noi bisognerebbe istituire il limite di 30 chilometri orari ovunque e nei fine settimana estivi istituire il “weekend verde”, vietando il lungomare alle auto e consentendo alle persone di camminare o andare in bicicletta in sicurezza. Lo abbiamo proposto anche all’assessora al traffico, Giovanna Cepparello, anche se i problemi del quartiere non si limitano solo a questo».
La mail di un abitante della zona all’ufficio relazioni con il pubblico del Comune, lo scorso 23 luglio, del resto – come anticipato ieri dal Tirreno – non lasciava spazio alle interpretazioni: «Chiediamo la possibilità di estendere l’orario del semaforo oltre le 23 – si legge nel messaggio di posta elettronica recapitato all’amministrazione – perché quest’ora è impossibile attraversare la strada senza rischiare la vita e diverse situazioni al limite sono già accadute in precedenza, ovviamente all’oscuro delle ormai inesistenti pattuglie in zona. Nel caso non fosse possibile esaudire tale richiesta, sarebbero gradite le motivazioni ed eventualmente sapere su chi ricada la responsabilità di eventuali incidenti».
Meno di un mese dopo, purtroppo, proprio lì è morto “Gazi”, questo il soprannome con cui lo chiamavano quasi tutti gli amici. Travolto da una Porsche e sbalzato a oltre un centinaio di metri di distanza, con i soccorritori della Misericordia di via Verdi che sono riusciti a portarlo vivo solo in ospedale, dove poi è deceduto per il gravissimo trauma cranico causato dalla carambola sull’asfalto. L’amico, che attraversava insieme a lui sulle strisce, è salvo perché è riuscito a indietreggiare poco prima dello schianto. Gazment – padre di due bambini di otto anni (un maschio) e un mese (una femminuccia) – purtroppo era già troppo avanti, nella traiettoria dell’auto, ed è stato travolto. «Giovedì (dopodomani ndr) alle 18.30 – concludono dall’associazione – ci incontreremo per chiedere nuovamente al Comune di intervenire. Urge una soluzione immediata al semaforo di viale Italia, non possiamo rischiare la vita ogni volta che si attraversa verso la Terrazza».
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