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Livorno

Lo strazio della madre «Mio figlio è volato in cielo per colpa di un dannato animale»

P.B.
Lo strazio della madre «Mio figlio è volato in cielo per colpa di un dannato animale»

La donna vive a Calci ed è stata avvertita nella notte dai carabinieri Il giovane lavorava in ospedale come operatore socio sanitario 

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LO SFOGO

«Mio figlio è volato in cielo per un b...o di cinghiale che gli ha tagliato la strada».

Barbara Furnari è la mamma di Luciano Carbonaro e affida a un post su sul profilo Facebook lo sfogo di una madre che ha perso un figlio in un modo che solo a pensarci aumenta il carico di un dolore indicibile. Una dinamica che sa di beffa, ma di quelle per le quali non c’è rimedio. Solo lo strazio per chi resta senza potersi dare pace.

Nella notte la signora è stata svegliata dai carabinieri per informarla di quello che era accaduto sulla via Livornese. Quelle telefonate che sono l’incubo di un genitore.

Originaria della provincia catanese, vive a Calci da tempo e ha un’altra figlia che l’ha resa nonna. Decine i messaggi di conforto, per quello che le parole posso lenire, per la mamma del 30enne che da meno di un anno aveva trovato una stabilità professionale con l’assunzione nell’Azienda ospedaliera.

Carbonaro aveva vissuto anche a Livorno prima di trasferirsi in via Moro a Cenaia, in un appartamento al primo piano in un blocco di villette a schiera.

Il primo ottobre aveva preso servizio in ospedale. Un tassello importante nel presente di Luciano con una base solida anche programmare il futuro.

In passato aveva lavorato, sempre come operatore socio sanitario, in una residenza sanitaria per anziani a Livorno.

Diversi i concorsi e le selezioni a cui aveva partecipato, anche fuori regione, per un posto nel sistema sanitario pubblico. La ricerca di un’opportunità professionale stabile era legittima per quelle che erano le aspettative di un giovane appassionato del suo lavoro e che voleva mettere radici nella provincia in cui aveva trovato una serenità economica.

Nato il 13 settembre 1990 a Paternò, in provincia di Catania, Carbonaro dopo gli studi aveva lasciato la sua terra per la Toscana, una regione che gli avrebbe offerto, come poi è successo, più chance per trovare una sistemazione adeguata alla professione che esercitata da tempo in varie strutture private.

Neanche un anno è durata l’esperienza in ospedale.

Una fatalità che diventa tormento per familiari, amici e colleghi ha interrotto la breve esistenza di Luciano.

Difficile accertare se il decesso sia avvenuto a causa dell’urto con il cinghiale che gli ha attraversato la strada facendolo sbalzare dallo scooter o se l’impatto fatale sia stato quello con la Yaris.

Una risposta utile per il fronte giudiziario-assicurativo. Superflua per chi ne conserverà la memoria nel ricordo di una morte a cui è difficile rassegnarsi.

P.B.

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