Il Tirreno

Livorno

Ca' Moro, il direttore del Parco del Mulino: «Ripartiamo tutti insieme. La falla? Manutenzione sempre costante»

Stefano Taglione
Il sopralluogo del sindaco Luca Salvetti e dell'assessore Raspanti sulla banchina
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Il sopralluogo del sindaco Luca Salvetti e dell'assessore Raspanti sulla banchina

Livorno, parla Marco Paoletti: «Siamo sotto choc». Quattro persone sono rimaste senza lavoro, si punta a una nuova imbarcazione

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LIVORNO. «Ci appelliamo alla città, per questo abbiamo deciso di far convogliare tutte le offerte economiche che ci sono annunciate in un’unica direzione. Aprendo una pagina sul sito di Gofund.me e un conto corrente dedicato alle donazioni. Da soli non ce la possiamo fare, solo Livorno ci può aiutare. E confido in una grande risposta, visto che già siamo sommersi dalla solidarietà».

A parlare è Marco Paoletti, il direttore della cooperativa Parco del Mulino. Operativa da più di dieci anni, la onlus ha l’obiettivo di trovare un lavoro in pianta stabile a chi è affetto dalla sindrome di Down. E in città, da questo punto di vista, ha già fatto passi da gigante. Basti pensare alla pizzeria di via Pietro Nenni, che va a gonfie vele. In difficoltà, come tutti i ristoranti, durante la quarantena. Ma che dopo i ripetuti appelli del Tirreno alla città è stata sommersa da offerte (e da ordini) e si è potuta risollevare in un modo che fino a poco prima sembra inimmaginabile.

Paoletti, state già ricevendo tantissima solidarietà.

«Ne siamo commossi. Siamo veramente contenti dell’ondata di solidarietà che stiamo ricevendo e ora dobbiamo convogliare le offerte verso Gofund.me e un conto corrente. L’obiettivo primario è ripartire nel più breve tempo».

Come?

«Siamo molto preoccupati per le condizioni della barca e la sua riparazione. Forse ne servirà una nuova. In ogni caso, tantissime fra associazioni e società, ci hanno offerto aiuto. Anche l’Accademia navale. Ora la priorità è far ripartire il progetto, come lo decideremo nei prossimi giorni dopo che capiremo quale possa essere la strada migliore da intraprendere».

Lei era qui quando il ristorante ha iniziato a imbarcare acqua?

«No, c’era il caposala. Eravamo aperti e ci stavamo organizzando per la cena. Sono stato avvertito subito dopo, quando hanno chiamato i vigili del fuoco».

Si è chiesto come è potuto succedere?

«Credo che sia successo qualcosa di imprevedibile, perché noi le manutenzioni ordinarie le abbiamo sempre fatte. È dal 2016 che la barca è qui e la utilizziamo come ristorante».

Non era stata mai tolta dall’acqua da allora?

«La barca è sempre rimasta qui, ma la manutenzione non è mai mancata. Per noi era tutto a posto. Infatti dobbiamo capire cosa sia successo di preciso…».

Ha già un’idea dei danni?

«Sono incalcolabili. Economicamente non siamo neanche in grado di quantificarlo, dal momento che ancora non abbiamo avuto accesso alla cucina, che è a prua ed è sommersa. Il maggior danno, comunque, è progettuale. Perché non possiamo più andare avanti. Questi ragazzi hanno bisogno di esperienze di questo tipo».

E ora?

«E ora, con l’aiuto dei livornesi, ripartiremo. Da soli non possiamo farcela. Sono sicuro che la città ci darà una grande mano. Questi ragazzi lo meritano».

Stefano Taglione

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