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«Le regalo io la mia carrozzella a motore»

Matteo Scardigli
«Le regalo io la mia carrozzella a motore»

Il gesto dell’ex macellaio Bruno Mengheri dopo aver letto il dramma della commerciante senza sedia a rotelle da 50 giorni

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Matteo Scardigli

LIVORNO. «Se non ci si aiuta fra di noi è vergogna e basta», dice Bruno Mengheri, un’istituzione ad Antignano, che dopo aver letto sul Tirreno la storia di Alessandra Incrocci, commerciante titolare de La Chicchera di Marilia che da mesi ormai si trova senza la sua carrozzella a motore, ha deciso di regalarle la sua.

«Ho letto le parole della signora sul giornale e capisco molto bene la sua disperazione. Anche io ebbi un problema simile, dovetti mandare il dispositivo in riparazione e mi dettero un sostitutivo su cui non entrava nemmeno il caricabatterie», racconta Mengheri, disabile, a cui 17 anni fu amputata una gamba per diabete.

«La carrozzella è qui, ne ho una in più e gliela regalo volentieri con tutti gli optional», sorride.

LA STORIA

La carrozzina di Incrocci si è guastata il 1° luglio. La donna si è rivolta subito agli uffici competenti dell’Asl senza riuscire a ottenere una soluzione. Una settimana dopo la ditta incaricata di valutare le condizioni del mezzo le ha consegnato un “muletto” che però non le permette di lavorare né tantomeno di vivere in autonomia.

Da allora utilizza un veicolo a noleggio, nonostante la legge le dia il diritto ad ausili gratuiti, e ancora aspetta il responso dell’Asl.

l’aiuto

Mengheri e Incrocci non si conoscono. Ma hanno molto in comune: non solo la disabilità, ma anche il lavoro (entrambi commercianti) e il quartiere. Mengheri infatti è stato per tanti anni gestore delle due macellerie in via dei Bagni e in via Duca Cosimo, ad Antignano, di cui è stato storico presidente della sezione nautica.

«Marilia la conosco bene perché in pratica “l’abbiamo fatta” io e altri quattro o cinque antignanesi», racconta.

Quando Bruno ha letto la storia di Alessandra si è riconosciuto nella signora, che da 60 anni dipende da ausili sanitari a causa di una patologia contratta nell’infanzia.

«Io ne ho due, perché non darle la mia?», mi sono chiesto. «Questa carrozzina la comprai anni fa in via Paoli, l’ho usata per un po’ ma poi è rimasta ferma da tre o quattro anni», spiega, sollevando il telo steso a protezione del mezzo dalla polvere: «Le ruote sono nuove, le ho fatte sostituire personalmente. Ha solo bisogno di una messa a punto per la quale mi sento di indirizzare la signora dal mio riparatore di fiducia, che può anche adattarla alla sua persona».

Una bella differenza per Incrocci, il cui mezzo di trasporto – tenuto in ostaggio dalla burocrazia – ha sulle spalle 10 anni di attività intensa tra lavoro e famiglia.

problema ascensore

Allo stesso modo il regalo non andrebbe a pregiudicare la riparazione o la sostituzione del vecchio dispositivo della donna, perché il sistema sanitario è tenuto a fornirle l’ausilio.

Condizione (ancora da verificare) per il lieto fine è che la carrozzina donata sia a misura del vano ascensore del palazzo in cui abita Incrocci.

«Non mi aspettavo una sorpresa del genere», ha commentato la donna. «Ringrazio il signor Bruno che non conosco. Mi metterò subito in contatto con lui».

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