Italia
Si è vaccinato, ma in Brasile «Non mi danno il Green pass»
Il racconto di Maurizio Cagnin, costretto a pagarsi il tampone ogni due giorni «Mia figlia vive lì, per questo ero in Sud America. La situazione è ridicola»
Matteo Scardigli
livorno. Vaccinato all’estero, torna in Italia ma non gli viene rilasciato il Green pass: «Sono in regola però mi devo pagare un tampone ogni due giorni. E all’Asl di San Jacopo hanno un faldone di casi come il mio».
Maurizio Cagnin è nato a Seregno da una famiglia veneta trapiantata a Milano, ed è livornese d’adozione. Iscritto all’Aire (l’Anagrafe italiani residenti all’estero), da sei anni viaggia tra il Brasile, dove vive la figlia, e – appunto – Livorno, dove abita la madre novantenne. «Mesi fa sono andato in Brasile e lì sono rimasto a causa del Covid, perché il ministro Speranza aveva bloccato i rientri in Italia, e ho fatto le due dosi di Astrazeneca. Il 12 luglio sono riuscito a tornare e ho fatto i dieci giorni di quarantena previsti per legge, nel frattempo mi sono attivato perché mi fosse riconosciuto il green pass», racconta Cagnin, convinto che la procedura di equiparazione stabilita dal ministero sarebbe andata a buon fine e senza intoppi. I primi contatti sono stati con l’Urp del Comune, poi con l’Ufficio per le relazioni con il pubblico di Asl. «Mi hanno chiesto di inviare i miei dati, poi il 20 luglio mi hanno assicurato di aver inoltrato la mia pratica al servizio vaccinazioni e che entro la fine del mese tutto sarebbe stato risolto», racconta ancora.
Ma il tempo passa e l’uomo è ancora fermo al punto di partenza. Poi, il 4 agosto il ministero pubblica la circolare 35/209 che regola i requisiti che certificazioni vaccinali e di guarigione rilasciati dagli stati terzi devono riportare affinché siano utilizzabili regolarmente sul territorio italiano.
Cagnin riparte allora in direzione Asl di San Jacopo, insieme al personale sanitario verifica la regolarità della sua posizione, e il giorno seguente riesce a farsi inserire nel sistema; o almeno così risulta. «Hanno caricato le due vaccinazioni sulla tessera sanitaria e i miei dati compaiono nell’applicativo di Regione Toscana (l’app Sst, ndc) con tutte e due le vaccinazioni. Il che vuol dire che entro 48 ore avrei potuto richiedere il codice “Authcode”, questo però non risulta in alcun modo disponibile perché pare che i dati siano stati caricati male», spiega.
Il sito ufficiale della certificazione verde Covid-19 indica infatti che basta inserire il codice fiscale, le ultime otto cifre della tessera sanitaria e la data dell’evento che ha generato la certificazione verde (la data dell’ultima vaccinazione, in questo caso). Così si ottiene il codice che permette di scaricare la certificazione dal sito stesso con la tessera o con l’app “Immuni”. «Il sito rimanda al numero verde 1500, dove solo insistendo sono riuscito a parlare (sei volte) con il call-center. Il mio reclamo è stato registrato, ma non sono mai stato richiamato», prosegue l’uomo.
È il paradosso. «La situazione è ridicola, ho diritto a un green pass che è richiesto ovunque ma per averlo farei prima a vaccinarmi di nuovo; e non ci penso nemmeno», confessa Cagnin, che pure nella sua odissea ha potuto contare anche su un aiuto “dall’interno”, visto che il nipote opera nella sanità, ma purtroppo non ha potuto far nulla.
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