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«Non ci fanno vaccinare»: La protesta di 20 peruviani residenti a Livorno
Livorno, hanno chiesto il permesso di soggiorno e attendono la convocazione in questura: «L’Asl ci chiede di esibire la tessera sanitaria, ma ancora non ce l’hanno data»
LIVORNO. Stanno aspettando la convocazione in questura per ottenere il permesso di soggiorno. E nel frattempo vorrebbero vaccinarsi, ma non possono perché l’Asl chiede loro di esibire la tessera sanitaria che purtroppo ancora non hanno. È un cortocircuito quello in cui sono coinvolti 20 cittadini peruviani residenti a Livorno. Per loro parla l’imprenditrice Noemi Esperanza Macedo Riveros, proprietaria di una discoteca in via dei Pelaghi, a Salviano, che da sempre aiuta la comunità sudamericana labronica a risolvere i vari problemi burocratici che si presentano di volta in volta. «Loro vorrebbero vaccinarsi contro il coronavirus – racconta – ma purtroppo ogni volta che vanno al distretto dell’Asl di via Peppino Impastato, a Salviano, i dipendenti anche in malo modo rispondono che serve la tessera sanitaria. Eppure, da quel che ci hanno detto dalla Regione, basterebbe il foglio della questura che certifica come tutti siano in attesa del permesso di soggiorno. Parliamo di persone in Italia da quattro-cinque anni, che lavorano, non di clandestini. Gente che per ottenere il permesso di soggiorno sta sfruttando la sanatoria concessa dal Governo l’anno scorso. E che quindi, al momento, è perfettamente in regola. Vaccinarsi è un diritto, vogliono solo quello...».
Tutte si dicono in possesso del “Stp”, un codice univoco regionale. L’acronimo sta per “Straniero temporaneamente presente” sul territorio italiano ed è composto da una serie di cifre con le quali i cittadini possono usufruire delle prestazioni sanitarie. Con quello possono andare in ospedale e ricevere le cure urgenti. Ma evidentemente – secondo quanto spiega Macedo Riveros – non il vaccino contro il Covid-19.
Fra loro una peruviana di 22 anni che assiste un’anziana come badante. Quest’ultima è vaccinata, lei – in attesa di essere convocata in questura per essere fotosegnalata e ricevere l’ok per il permesso di soggiorno – purtroppo ancora no. Anche se vorrebbe, per la sua salute e per proteggere gli altri. «Abbiamo provato ad andare al camper per le vaccinazioni alla rotonda di Ardenza, quello organizzato dalla Regione Toscana – spiega il genero della signora assistita, che chiede l’anonimato – ma purtroppo non l’hanno accettata. Così come al distretto dell’azienda sanitario di via Peppino Impastato. I dipendenti insistono spiegando che serve la tessera sanitaria. Invece basterebbero i fogli della questura, in cui c’è scritto che stanno tutti aspettando la convocazione per ottenere il permesso di soggiorno. Purtroppo sono lungaggini burocratiche incredibili, aggravate dall’emergenza Covid-19, visto che gli uffici immigrazioni sono stati a lungo chiusi e le chiamate non arrivano subito, ci vuole molto tempo. E intanto niente vaccino».
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