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il caso 

«Senza la mia sedia a rotelle a riparare da 50 giorni»

M.S.
 «Senza la mia sedia a rotelle a riparare da 50 giorni»

La donna necessita del mezzo per qualsiasi attività: «Guasto il primo luglio, ma Asl e Comune non rispondono in modo chiaro»

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LIVORNO. Disabile al 100 percento, da 50 giorni le è negata la carrozzina che le permette di vivere in autonomia. La storia di Alessandra Incrocci, 63enne livornese titolare del negozio La Chicchera a Marilia e che praticamente da tutta la vita necessita di ausili, è l'ennesima e grottesca odissea. Giovedì 1 luglio il guasto al motore elettrico del dispositivo sanitario. Il venerdì Incrocci scrive al reparto competente dell'ospedale, che gira l'email all'ufficio protesi, che a sua volta la inoltra alla ditta incaricata delle riparazioni, che la donna inizia chiamare anche più volte al giorno; prima di scrivere anche all'Ufficio relazioni con il pubblico del Comune. Fino al giovedì successivo però, da nessuno dei destinatari giunge una risposta convincente né un mezzo sostitutivo. «Solo il giorno seguente la ditta mi ha consegnato il muletto, su cui però ero costretta a stare completamente sdraiata; questo vuol dire che ovviamente non potevo svolgere alcuna attività, tantomeno lavorare. Gli stessi tecnici mi hanno detto che quella carrozzina non si poteva adattare e quindi l'ho rimandata indietro per un motivo giustificato, però sul foglio di restituzione è scritto semplicemente che l'ho rifiutata», racconta. L'angelo custode di Incrocci le rimedia allora un altro dispositivo per il quale la signora, nonostante la legge italiana le dia il diritto ad ausili gratuiti, paga il noleggio. «Doveva essere una soluzione temporanea per 10-15 giorni, invece siamo ancora qui. Almeno funziona, anche se non mi fido a utilizzarla per lunghi tratti», spiega. Nel frattempo l’Asl le fa sapere di avere le mani legate, almeno finché la ditta non decide se il dispositivo si può riparare o se invece è da buttare. La carrozzina ha infatti sulle spalle 10 anni di attività intensa fatta di tragitti per andare al lavoro, per svago o per fare commissioni. «Ogni volta mi dicono che "il tecnico non c'è" oppure che "la deve ancora vedere". È il mio unico mezzo di trasporto e me la tengono in ostaggio da quasi due mesi», sottolinea la donna, che pochi giorni fa riceve un aggiornamento: la ditta avrebbe mandato al costruttore una richiesta di preventivo per il cambio del motore e di altri pezzi. Il che farebbe pensare a una risoluzione in tempi brevi, ma Incrocci non è convinta: «La carrozzina è evidentemente da rottamare, non credo valga la pena sistemarla; ma pare che la legge, mi hanno spiegato i fisiatri, adesso imponga che un mezzo riparabile non può essere sostituito. E poi il preventivo dovrà essere mandato all'ufficio protesi, che dovrà decidere». Il tempo passa, il disagio aumenta e la pazienza scarseggia. «Su questo mezzo non si può neanche montare il cestino per fare la spesa, e per entrare in ascensore ci vogliono tante manovre. Sono stupidaggini, ma complicano una vita già complicata». «Cosa farebbe – conclude – un automobilista di fronte a un meccanico che si comporta in questo modo? Voglio delle risposte il prima possibile. E se poi mi rendono quella, il giorno che mi ci dovessi far male ciascuno dovrà assumersi le proprie responsabilità».

M.S.

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di Redazione web