Il sindaco è in affanno serve un cambio di passo per il bene della città
«Muoia Sansone con tutti i filistei». In questo modo di dire di origine biblica potrebbe riassumersi la politica livornese nei prossimi mesi. Per quanto riguarda lo scenario, polverizzato il cosiddetto modello Livorno (ossia il progetto di coalizione tra liste civiche e Pd) a cui non abbiamo mai creduto, rimane un Sindaco in cerca d’identità. Poco avvezzo anche ad accettare i consigli.
Un Luca Salvetti che nei mesi scorsi ha subito più di uno stop da parte del partito di maggioranza su questioni rilevanti: 1) la bagarre sulle nomine al Goldoni, 2) la marcia indietro sulla privatizzazione degli asili nido, 3) la pedonalizzazione di Borgo Cappuccini, 4) la chiusura del termovalorizzatore Aamps (indigesta anche in ambienti Pd), 5) l'interrogazione consiliare circa la funzione del nuovo ospedale, 6) la polemica sulla riconversione dell'ippodromo Caprilli.
In questo mese di agosto, il sindaco è in affanno anche su altre importanti questioni come il ritardo inspiegabile sul piano attuativo per la Stazione Marittima; il recupero della Terrazza Mascagni; la riqualificazione urbanistica del centro; il Piano urbano del traffico di cui non si conosce la finalità (pedonalizzazione o no del centro?); la scarsa chiarezza sull’attuale progettazione del nuovo ospedale; la totale assenza di strategia su commercio e turismo; la riapertura a passo di carica del Caprilli con un investimento di euro 2,3 milioni e con la promessa mancata delle corse dei cavalli.
Per recuperare posizioni Salvetti ha giocato la carta personale della pletora degli eventi locali gastronomici e della spettacolarizzazione della cultura, utilizzando il fiume di denaro transitato verso il LEM. La costruzione di un consenso radicato in una bolla di autoreferenzialità cittadina. La vertenza Caprilli riassume in sé il tentativo di mantenere ampio il perimetro della propria autonomia politica, legando a sé l'immaginario collettivo popolare livornese (calcio e corse ippiche), vista l'inesorabile disgregazione della sua base politica. Questa carta della costruzione del consenso personale con eventi & spettacoli e sport popolari però non basta. Per questa ragione è probabile che il Pd chieda al sindaco un nuovo corso perché le questioni importanti non stanno avanzando.
Non sarà sufficiente a Salvetti, come fatto con la débâcle estiva dell'ippodromo Caprilli, colpevolizzare la 'quinta colonna' che non ama Livorno o evocare i complotti dei vicini invidiosi.
Ritardi infrastrutturali sulle reti di comunicazione; il totale fallimento del NextGeneration-Ue Livorno composto da una lista di piccoli progetti che risultano poco conciliabili con gli investimenti finanziabili con il Recovery Plan; l'urbanistica abbandonata a sé stessa ; le ombre future sulla gestione dei rifiuti, mettono Salvetti all'angolo.
Se la conferenza organizzativa autunnale del Pd - che appare più una verifica di mezzo mandato - dovesse chiedere un ‘cambio di passo' (che appare più che necessario) e dovesse chiedere conto delle cose non fatte, di quelle fatte a metà e di quelle così e così, per Salvetti la prospettiva sarebbe quella di cedere tutta l'autonomia e rassegnarsi a una ristrutturazione amministrativa più centrata sul Pd oppure d'ispirarsi alla bibbia, magari anche solo minacciando di emulare Sansone. In questo secondo caso, sarebbe comprensibile l'affanno attuale e quello futuro del Pd nel dare una caratterizzazione propria a questa amministrazione.
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