Sicurezza
Il museo del vernacolo di Giuseppe Pancaccini
L’artista ha acquistato e allestito un fondo in Venezia, sugli Scali del Pesce per celebrare con locandine, foto e ritagli di giornale, il nostro teatro popolare
Simone Fulciniti
LIVORNO. Giuseppe Pancaccini è una vera leggenda del teatro popolare livornese. Autore di innumerevoli commedie che hanno divertito e commosso, fatto riflettere e, spesso, insegnato qualcosa. È stato anche attore, cantante, e paroliere. Se oggi il “vernacolo” ha così tanti estimatori, e rimbalza attraverso uno stuolo di nuovi autori, il merito è in gran parte suo. Per non disperdere più di mezzo secolo di ricordi, Pancaccini ha deciso di acquistare un fondo sugli Scali del Pesce (19) e riempirlo di manifesti, locandine, fotografie, copioni, ritagli di giornale, ordinandoli in maniera perfetta. Un percorso nella storia dell’arte labronica, dentro un genere di spettacolo “a parte”, che ha sempre goduto la stima e l’appoggio di migliaia di spettatori. Pezzi unici, rarità, omaggi a grandiosi colleghi, ai maestri, ma anche a coloro che, grazie, lui hanno poi trovato la loro dimensione nel luccicante mondo dello spettacolo. «Prima di tutto - dice - vorrei ringraziare mio genero e mia figlia che sono stati impegnati sei mesi per mettere insieme questi oltre mille pezzi . E tutti gli altri che hanno collaborato. Un lavoro fatto con passione». Tanti gli amici che hanno voluto essere presenti all’inaugurazione dello spazio: il fedele fisarmonicista Giovanni Franco, lo storico “rammentatore” Piero Bazzali, e gli attori Sandro Andreini, Daniela Salucci, Roberto Motroni, Grazia Cecere, Massimiliano Bardocci, solo per fare qualche nome. «Qui ci sono le mie costole - prosegue -, oltre sessant’anni di storia del teatro popolare: ma c’è anche materiale relativo a Beppe Orlandi, Gino Lena. Ho chiesto a tutti gli autori di Livorno di darmi qualcosa, e chi lo ha fatto adesso lo trova in esposizione. In questi ultimi anni mi sono accordo che in molti hanno fatto la tesi di laurea sul teatro popolare toscano e quest’anno le scuole inferiori hanno dato come tesi la storia del vernacolo livornese. Fino a maggio ho avuto la casa piena di bambini a visionare materiale. Adesso è tutto raccolto in questo spazio, per cui chi vuole può venire qui a studiare a apprendere i rudimenti delle nostre tradizioni». Pancaccini, con i suoi spettacoli, ha spesso e volentieri “sbancato il botteghino, ottenendo una serie lunghissima di “esauriti” sia alla Gran Guardia che nel suo “fortino”, il teatro 4 Mori. «I dati dicevano che su 360 compagnie nazionali che lavoravano, noi, come amatoriali, ci eravamo inseriti al 60° posto». Furono parecchi i grandi che tentarono di carpire i segreti di tanta popolarità. «Massimo Dapporto, per esempio, mi chiedeva quale fosse la formula magica, così come Marcello Mastroianni che vide una replica della “Separazione alla livornese” alla Gran Guardia, insieme a Delia Scala, e mi disse “io ne ho visti spettacoli, ma osservare persone che ridono così spudoratamente non mi era mai successo"». Lo spazio, per adesso, resterà aperto al pubblico ogni primo sabato del mese.
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