Gioco
Il Caprilli riapre ma senza i cavalli Un solo partente dopo mille polemiche
Diario di due settimane bollenti: l’ok del Mipaaf, il no di fantini e allenatori, la diffida animalista, il braccio di ferro sulla pista
Andrea Rocchi
LIVORNO. Sul tabellone vuoto dei partenti il solo nome di Sciccheria, femmina baia di tre anni della scuderia di Pierluigi Giannotti, figlia di Equiano e Snow Dust, iscritta all’handicap di minima Gp Antignano, è lo specchio di una giornata nerissima che avrebbe invece dovuto tramutarsi dalle prime ore della mattina in una festa dell’ippica e della città. Invece al Federico Caprilli, dopo un tour de force iniziato a primavera, dopo la decisione della giunta di risanare l’ippodromo rimasto chiuso per oltre cinque anni destinandovi (fra le polemiche dell’opposizione) 2,3 milioni di avanzo di bilancio, dopo due bandi di gara, l’appalto a tempo di record dei lavori e dopo l’ultima settimana, contrassegnata dallo snervante braccio di ferro con fantini e allenatori sullo stato della pista, non si correrà la riunione estiva. Non si correrà la 76esima edizione della Coppa del Mare e neppure gli altri cinque premi in programma concessi dal Mipaaf. L’ippodromo sul mare più bello d’Italia e tra i più suggestivi del globo, resterà un ex ippodromo da quando la giunta pentastellata di Filippo Nogarin chiuse i battenti dopo il flop della Labronica e il contenzioso coi pisani di Alfea. E così sarà ancora: niente cavalli sull’anello di Ardenza fintanto che a novembre non sarà battezzata la stagione autunnale del galoppo.
E’ l’epilogo amaro di una vicenda emblematica. Una prova di carattere ai limiti dell’ostinazione della politica, dell’amministrazione comunale, della giunta e del sindaco Luca Salvetti che ha messo la riapertura del Caprilli nel programma elettorale. E oggi, di fronte alle polemiche, ne rivendica con orgoglio la scelta. «In fondo ho riaperto un bene pubblico ai livornesi». Eppure sul fronte della naturale vocazione dell’impianto è stata un’ ostinata galoppata per riportare i purosangue sul “turf” che si è scontrata, sin da subito, con una marea di problemi (procedurali, vedi la vicenda bandi, tecnici vedi l’affidamento dei lavori con tempistiche diverse), contro un fiume di polemiche (il no delle opposizioni che contestano una spesa esosa per un’operazione che non è una priorità della città) e, per ultimo, contro una categoria – quella degli allenatori e dei fantini – che reagisce compatta anche dopo alcune innegabili divisioni in interne.
Neppure la sacra alleanza romana tra Pd e Lega per ridare un futuro al Federico Caprilli, neppure il via libera dei palazzi ministeriali (il decreto firmato dal direttore generale Oreste Gerini), riescono a dar consistenza a quella che pare a tutti, anche ai profani, un’impresa. La Lega livornese, oggi, contesta a Salvetti “un’illogica e cocciuta velleità politica”. E c’è anche chi, nel centrosinistra, contesta questa ferrea volontà quando, con maggiore oculatezza, si sarebbe potuto rinviare il tutto a settembre, risparmiando fiaccanti maratone agli addetti ai lavori. Eppure la lettura che sindaco e collaboratori danno alla vicenda Caprilli e è un’altra: noi abbiamo fatto il possibile e c’erano tutte le condizioni per poter correre.
Quella sullo stato della pista è forse l’emblema di questa storia. Un sopralluogo, lunedì mattina, che termina col via libera alle corse. Un altro, il giorno successivo, dove una delegazione composta da Devis Grilli (allenatori toscani), Domenico Migheli (fantini) e Andrea Picchi, decreta al termine di un’ispezione a piedi che non ci sono le condizioni per correre (la pista non è pronta, ci sono avvallamenti, così si mettono a repentaglio i cavalli). Il gestore Silvio Toriello, insieme al Comune di Livorno, decide di sottoporre ad un ulteriore esame il manto di argilla, sabbia e erba.
La prova avviene lunedì, con due cavalli, Carbone e Stella del Vespro, montati da Andrea Fele e Maikol Arras. A bordo pista c’è un altro fantino, Salvatore Sulas. Il responso è negativo ma uno dei fantini dice che “in fondo una corsa si può fare”. Si decide, sentito il Mipaaf, di correre comunque perché il Ministero non è disposto ad autorizzare la sola Coppa del Mare. Ma resta il no dei fantini e degli allenatori (è secca la presa di posizione di Ottavio di Paolo, presidente nazionale Ang). Che il fronte delle categorie scricchioli un po’ (c’è chi ritiene la pista comunque idonea) lo si evince dalla contrapposizione che lega una storica allenatrice come Francesca Turri ai vertici della sua associazione. L’epilogo di una settimana bollente (arriva il no e la diffida a correre anche delle associazioni animaliste) è quello di ieri mattina quando sui siti ippici la lista dei partenti di Livorno è paurosamente vuota. Al Caprilli i purosangue possono ancora attendere. Aspettando novembre.
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