Il Tirreno

Livorno

via Lorenzini a Colline 

Lo protesta per i bidoni «Fuori ci fanno la multa ma dentro sono vietati»

L.B.
Lo protesta per i bidoni «Fuori ci fanno la multa ma dentro sono vietati»

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Livorno. «Siamo alla quinta sanzione per i bidoni fuori dal negozio. Ma non possiamo tenerli dentro, per via degli spazi ridotti e delle norme Asl perché vendiamo prodotti alimentari. La soluzione? L’isola ecologica per tutti, ma il Comune non ci risponde da due anni…». La raccolta differenziata dei rifiuti può diventare un rebus? In una porzione di Colline a quanto pare sì. Nelle scorse ore Silvia Gumina e Veronica Spurio socie dell’omonima macelleria di via Lorenzini hanno ricevuto il quinto verbale, raccontano, con una cifra che sfiora quota 60 euro (56 euro, ciascuno, per la precisione), nel giro di una manciata di mesi.

Il “limbo” delle multe

I cassonetti che non rientrano nel giorno previsto dal calendario della raccolta differenziata, anche se non incidono particolarmente con il passaggio pedonale sul marciapiede, non possono essere lasciati fuori dall’attività, ricordano gli stessi commercianti. Dovrebbero stare all’interno: altrimenti scatta la sanzione, cinque nel caso della macelleria. C’è un ma, precisano le due titolari: «Sì, perché dentro, al di là degli spazi, siamo una macelleria con gastronomia: è possibile per noi tenerli dentro? No, rischiamo che intervenga Asl e poi non possiamo davvero tenere dei cassonetti in un negozio che vende generi alimentari». «Come se non bastasse – aggiungono – di tassa sui rifiuti paghiamo una cifra che oscilla tra i 2500 e i 3000 euro, oltre allo smaltimento per ossa e olio tramite una ditta specializzata per 1000 euro annui, circa». Sospesi in un “limbo” di multe, lo scenario non è dei migliori. Non sono le sole: a loro, elette a portavoce, si aggiungono, sempre in via Lorenzini, Francesca Pardini (“La nuova panetteria”, tre multe), Veronica Brioschi (“L'orto in tavola”, una sanzione nella “speciale” classifica) e poi anche Sara D’Agostino (“Pinsara”) e Nico Berti (bar Caracciolo). Insomma, un argomento sentito e, a quanto sembra, annoso.

«Comprate un fondo…»

Il problema è lo stesso per tutti loro: i cassonetti vengono disposti fuori, lungo il marciapiede, adiacenti al negozio perché dentro «non possono starci e poi abbiamo inoltre gli spazi ridotti», ripetono in coro. Tradotto: il rischio è quello di una multa di «56 euro a bidone esterno che non rientra nel giorno dal calendario della raccolta. Ho fuori la carta quando raccolgono solo la plastica? Bene arriva la polizia municipale e scattano i 56 euro di multa, a cassonetto...», continuano.

Lavorando da anni nel settore avevano però intercettato la soluzione, messa in campo peraltro già in altre realtà: un’isola ecologica a pochi passi dai negozi, per tutti dove poter confluire i rifiuti liberano il marciapiede e non dovendo tenere i cassonetti nei locali interni. «Siamo un centro commerciale naturale, si sapeva questa cosa. La nostra presidente ha scritto al Comune due anni fa per richiedere l’area. Siamo in attesa almeno di una risposta sullo spazio da poter individure. Intanto rispondeteci, poi vedremo le modalità e i dettagli», l’appello che lanciano. E tra le soluzioni proposte quella che ha incassato un primo secco “no” è arrivata alla macelleria di Silvia e Veronica. E riepilogano le due socie: «Alla prima sanzione mesi fa un operatore Aamps ci ha suggerito di comprare un fondo tutti insieme tra attività, come se non avessimo sette dipendenti da pagare e tutte le spese in questa situazione». Poi la voce torna quella di tutti i commercianti: «O multa e chiusura da Asl o multa della polizia municipale. Mentre Aamps e Comune non ci rispondono. Diciamo, mettetevi d’accordo. Non pensate solo a Esselunga, ci siamo anche noi…».

L.B.

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