Gioco
Un mosaico di storie nel “Dizionario” dei personaggi di tutta la provincia
Il direttore Stefano Tamburini e l’autrice Elisabetta Arrighi alla presentazione in Fortezza con sindaco e Gazzetti
Mauro Zucchelli
Livorno. «In questo mio “Dizionario dei livornesi” ho inserito 560 persone che in realtà sono storie: anzi, sono il modo per leggere la storia del nostro territorio guardando a una larghissima platea di protagonisti. Sembra un gran numero, e lo è. Ma quando ho iniziato a mettere in fila un nome dietro l’altro su un quadernetto, alla fine ero arrivata a 980». Parte da qui la giornalista Elisabetta Arrighi, per lunghi anni in servizio al Tirreno prima come cronista e poi alla guida delle pagine della cultura, per raccontare come sono nati i due volumi che in queste settimane vengono proposti in edicola in tandem con Il Tirreno (ciascuno di essi è in vendita a 9,90 euro più il prezzo del quotidiano).
Li presenta insieme a Stefano Tamburini, direttore del nostro giornale, in Fortezza Nuova sotto le volte della sala degli archi. All’incontro partecipano anche altri due giornalisti ora prestati alla politica e all’amministrazione civica: l’uno è Luca Salvetti, ora nelle vesti di sindaco; l’altro è Francesco Gazzetti, consigliere regionale. Nella platea degli intervenuti anche un volto noto come l’ex arbitro di calcio Paolo Bergamo.
Se nel doppio libro è nero su bianco l’identikit di 560 persone e nell’elenco iniziale erano quasi mille, è facile capire che ce ne sono altre quattrocento che scalpitano nel cassetto. E non solo nel cassetto, visto che Tamburini e Arrighi riferiscono che si sono moltiplicati in questi giorni i casi di chi si è fatto avanti per dire: come mai lui sì e io no? La risposta è semplice: «A meno di non voler scrivere l’Enciclopedia Britannica, a un certo punto devi fare una scelta, ma nulla vieta…».
Ecco, il dado è tratto: gli oltre 400 nomi già in lista, l’aspettativa di tanti esclusi, il positivo riscontro in edicola. Tradotto: ci sarà almeno un terzo round del libro. Quando? Ancora non si sa. Anche perché i nomi sono nell’elenco già nel cassetto, ma il libro è ancora da scrivere.
«D’altronde, – aggiunge Tamburini – il giornale oggi come oggi è un sistema di racconto: è il giornale di carta che mandiamo in edicola tutti i giorni, è il sito web e sono i libri come questo, anzi soprattutto questo». È il sindaco Salvetti a mettere in guardia dalla «superficialità formato social» e a vedere in questo libro di Arrighi «un altro bel contributo del giornale alla città». Lo ribadisce dopo aver sottolineato di aver condiviso con Elisabetta da giornalista tanti momenti belli e tanti brutti, ma sempre in strada».
La formula dell’edizione attuale è in gran parte a mo’ di dizionario: una voce dopo l’altra, in ordine alfabetico, salvo ad esempio un “filo rosso” nel segno del vino. «In realtà, vorrei mantenere sì quest’ordinamento alfabetico – dice Arrighi – ma con un diverso equilibrio fra la parte alfabetica e quella dedicata al settore specifico. Anzi, ai settori: mi piacerebbe parlare di nautica, di olio, di turismo, di gastronomia. Magari puntando sul nome del marchio più che su quello dell’imprenditore che l’ha creato: è il marchio quel che la gente conosce».
Proprio riguardo al vino Gazzetti ricorda una eccellenza locale: la “Giorgio Gori” è una ditta livornese ed è la “cantina del mondo”, visto che «spedisce in mezzo mondo i vini migliori».
Il direttore Tamburini mette l’accento sul «fascino di un mosaico composto da tante piccole e grandi storie». Lo dice ribadendo due aspetti: da un lato, «c’è stata la possibilità di un racconto su tempi meno affannati e forzati di quel che ha la cronaca quotidiana, che ogni sera deve arrivare la “fotografia” di quel momento»; dall’altro, «non ho sentito nessuno che si sia lamentato di esser stato descritto in modo inesatto».
All’origine di tutto – avverte Arrighi – c’è stata una telefonata di Michela Pagani dagli uffici della diffusione: «Mi segnalava che in Versilia Il Tirreno aveva fatto qualcosa di questo tipo, perché non proporlo anche su Livorno? “Te la senti di farlo?”. Poi il virus ci ha messo lo zampino e ha reso un po’ più complicato incontrare la gente: certo, c’è stato un robusto lavoro d’archivio sfogliando le cronache del Tirreno, ma in molti casi volevo parlare di persona con l’interlocutore. Ho ripreso in mano il taccuino di cronista: del resto, il lavoro di cronaca l’ho fatto per vent’anni e mi piaceva immensamente questo ritorno a quel che facevo, al rapporto con le persone». Magari per scoprirne lati poco conosciuti.
Un esempio? L’ingegner Giovanni Motta, ex dirigente dell’Authority e padre del cantante: «L’avevo conosciuto come competente figura nel settore sicurezza della portualità, poi ho scoperto che è anche un appassionato musicista e un collezionista di pinocchi e di bollini della frutta.
Dentro la scelta dei 560 nomi ci sono tre linee guida che Tamburini difende. L’una: «È un “Dizionario dei livornesi” che tiene la porta aperta anche a chi livornese non è per origine ma è arrivato qui e ha messo radici: l’esempio è Igor Protti, che anzi è diventato una bandiera». L’altra: si parla di livornesi allargando lo sguardo «finalmente a tutta la provincia senza rinchiuderci nel solo perimetro della città capoluogo», e questo è un bene perché «fa capire che, ad esempio, il porto di Livorno e quello di Piombino hanno tutto da guadagnare se, anziché farsi la guerra come in passato, riescono a fare sinergia e semmai ad andare a caccia di altri traffici invece di strapparseli». Infine, la terza: «Si parla solo di persone viventi, anche perché sarebbe stato poi complicato dire fin quanto tornare indietro: gli ultimi dieci anni? Gli ultimi cinquanta? O cento?». Arrighi ricorda che l’unica eccezione è David Fedi, in arte Zeb: «Ma solo perché in realtà è sparito, non è né vivo né morto». È su questo aspetto che batte Gazzetti per chiedere che di inserire nell’elenco «un nome che ha a cuore chi fa il mestiere di giornalista e a chi è semplicemente lettore: Luciano De Majo, cronista in servizio al Tirreno morto a quarant’anni nel 2011».
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