Gioco
Jaconi nel collegio dei "saggi" per il nuovo Livorno, la promessa del Vodz: «Qui per la rinascita»
L’ex allenatore torna insieme al direttore sportivo della storica promozione in B Roberto Tancredi: «Amo i livornesi, mi hanno adottato, agirò per il loro bene»
LIVORNO. Agosto 2001: il Livorno nel ritiro di Pontremoli prepara il campionato che aprirà ai cuori amaranto le porte della serie B sprangate dal 1972. Il condottiero di quella squadra magica è Osvaldo Jaconi. Agosto 2021. Il futuro del calcio è appeso a un filo. E all’orizzonte si staglia - di nuovo - la figura rassicurante del Vodz chiamato al capezzale del Livorno dal sindaco Luca Salvetti. Al fianco di Jaconi - e al commercialista Claudio Puccetti, ci sarà lo storico direttore sportivo Roberto Tancredi, uno che se si taglia vede uscire sostanza amaranto dalle vene.
Lei e Tancredi nel quadrumvirato che valuterà le offerte per il Livorno. È come se sindaco e tifosi si fossero rivolti ai santi protettori.
«Ma no. Noi siamo umani. Ringrazio Salvetti che ha pensato a questa soluzione. Sia Roberto che io siamo fedeli a quello che siamo e che siamo stati: faremo le cose nel miglior modo possibile in rapporto alle nostre conoscenze. Di certo siamo ligi a certi principi sportivi e umani che condividiamo con i livornesi. Sapete che cosa mi inorgoglisce?».
Prego...
«Che Luca (lo chiamo per nome) si sia ricordato di noi dopo 20 anni. Evidentemente abbiamo lasciato qualcosa sul piano umano. E questo è più importante delle vittorie ottenute sul campo. Quelle vanno e vengono. Certo. Noi abbiamo vinto sul campo, ma non lo avremmo potuto fare se non fossimo stati spinti dalla città. Ricordatevi che cosa dissi dopo la finale di Como: "Io non sono più l’allenatore del Livorno: sono un tifoso del Livorno". Ecco con questo spirito vengo a dare una mano».
Quando ha sentito il Sindaco?
«Ieri mattina, venerdì».
Che cosa ha provato in quel momento?
«Orgoglio. Quando Livorno e il Livorno chiamano, non posso dire di re. Voglio aiutare il calcio amaranto a ripartire. Ho dato la mia disponibilità. Dobbiamo vedere con quali modalità posso dare un contributo. Roberto e io non abbiamo più 50 anni. Gli acciacchi si fanno sentire, ma vogliamo dare una mano. Dopo di che vedremo se il nostro lavoro avrà un seguito o no. Intanto col sindaco ci siamo dati appuntamento alla prossima settimana. Gli incontro con i possibili acquirenti si terranno on line. E poi c’è un altro aspetto, del tutto personale, che mi ha spinto ad accettare senza indugio».
Quale?
Se non avessi fatto quello che ho fatto da allenatore, avrei voluto fare il dottore per aiutare gli altri. La mia soddisfazione è dare soddisfazione. La mia gioia è far gioire gli altri. Sono sempre stato contento se gli altri erano contenti. Ora immaginate questa situazione: mi chiama Salvetti. Ai nostri tempi era un cronista. Ora è sindaco di una delle città a cui sono legatissimo. Secondo voi come avrei potuto declinare la richiesta? Al sindaco ho fatto i complimenti perché in queste settimane ha tenuto la barra dritta. Mi ha risposto che lui lavora per la città e che la politica è un’altra cosa. Ho apprezzato molto».
Quali saranno gli indici di valutazione dei possibili acquirenti?
«Intanto auguriamoci che si presentino persone che mantengono quello che dicono. Abbiamo visto altre società finire nella mani di gente che prometteva senza mantenere».Jaconi, ma a parole sembrano tutti bravi e seri... «Vero. Sta a noi capire se per i nostri interlocutori il Livorno è la priorità assoluta o solo un interesse personale o passeggero. Insieme a Roberto siamo cresciuti senza fare le cose per noi stessi, ma lavorando per il bene della società. Nello specifico i dettami li per valutare chi ci si parerà di fronte li darà il sindaco. Lui è a capo di questa resurrezione. Sarà il nostro capitano. Ci darà linee guida. Al di là di quello che proporranno a livello economico (da questo punto di vista, anche con l’aiuto della Federazione stabiliremo se ci daranno garanzie), mi baso molto sul colloquio. Lo facevo quando ero allenatore e lo faccio oggi che ho 74 anni. Non sono un tuttologo, ma cerco di capire se ciò che mi viene detto arriva dal cuore. Avverto se c’è partecipazione, convinzione. Non è detto che riesca sempre a decodificare, ma spesso ci indovino. Le belle parole non bastano: servono i comportamenti».
Che cosa porterà all’interno del quadrumvirato?
«La mia schiettezza. Il mio essere diretto. Sapete come è nato l’idillio con Protti? Avevo appena firmato per il Livorno. La prima cosa che feci fu di convocare Igor in sede. Ci sedemmo attorno a un tavolo e gli dissi che non mi era piaciuta la sua reazione nel derby con il Pisa del gennaio 2000. Ricordate? Fu espulso e prese dieci giornate. Per tirarlo fuori dal campo ci vollero i marines. Fui diretto e lui apprezzò. Mi rispose: "Mister, ha ragione, ma per me in quel momento il calcio era finito". In quel momento scattò la scintilla anche perché ero stato trasparente con l’uomo simbolo del Livorno».
Jaconi, che effetto le fa vedere il Livorno in queste condizioni?
«Amo questa città. Mi ha adottato. Sono stato ammaliato dai livornesi che passano per sbruffoni, ma solo agli occhi di chi non li conosce. Questa situazione? Mi fa male. Mi ferisce, ma dalle ferite si può guarire».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

