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Livorno

Green pass, nei locali di Livorno c’è il timore di disdette: «Controlli sì, ma niente documenti»

Luca Barbieri e Matteo Scardigli
Green pass, nei locali di Livorno c’è il timore di disdette: «Controlli sì, ma niente documenti»

Viaggio nel primo giorno di controlli: «Siamo ristoratori non vigili». E il titolare di I’M Burger: «Ai clienti non lo chiedo, non è compito mio. Il locale è in sicurezza»  

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LIVORNO. E venne il giorno del “green pass” obbligatorio. Da venerdì 6 agosto i pubblici esercizi come bar e ristoranti devono chiedere la certificazione ai clienti che vogliono consumare seduti all'interno del locale, e molti – ma non tutti – si sono attrezzati. Ecco com'è andato a Livorno il debutto della nuova misura anti-Covid tra chi ha dribblato i possibili nodi all’orizzonte (leggi alcuni problemi con l’app, i continui controlli cliente dopo cliente) mettendo i tavoli fuori, chi spera nel bel tempo e chi traduce il sentimento diffuso in maniera efficace: «Non possiamo controllare tutto, si fa quel che si può». E chi, inoltre, preferisce non parlare, ma palesa tutte le perplessità sulla misura e sull’organizzazione. Col timore delle disdette dei clienti.

«Pass fasullo»

«Non vedo cosa dovrebbe esser cambiato dall'oggi al domani. Io non lo chiedo il pass, non è compito mio», chiarisce subito Enrico Ungheretti, titolare di “I'm Burger”, che poi spiega: «La sala interna è accessibile per tutti. Noi rispettiamo ogni altra regola, il resto sta ai clienti». Tutta all'opposto la posizione di Alessandro Curcio del bar “Sole”: «Siamo sette dipendenti, tutti con l'applicazione. Per fortuna abbiamo un grande spazio esterno, ma comunque i clienti sono informati e ben disposti». Ma non è tutto bianco o nero. «Stamattina (ieri, ndc) abbiamo chiesto il pass a un cliente e abbiamo avuto la netta impressione che stesse cercando sul momento di scaricarne uno fasullo da internet», racconta Francesco Tonarini, titolare del “Surfer Joe” di piazza Grande (e di quello alla Terrazza Mascagni), che mette le mani avanti: «Qui abbiamo 100 metri quadri di locali interni, ma nel dubbio ci siamo dati la direttiva di mettere la gente fuori; a meno che non venga qualcuno, green pass alla mano, a chiedere espressamente di consumare dentro».

Gestire i controlli però non è semplice, secondo la titolare del coffe bar MokaSirs Sara Antonelli: «Nell’ora di punta ci sono tantissimi clienti. Personalmente non sono a favore, ma in quattro ci siamo dotati dell’app e verifichiamo tutte le certificazioni. E qualcuno che storce la bocca c'è, anche se mi ero preparata a ben di peggio». La partenza dei controlli infatti ha messo sul chi vive le persone da entrambi i lati del bancone. Lo sa bene Massimo Picello, cliente di Antonelli e fornitore di molti esercizi livornesi: «La legge è chiara, ma tanti titolari non si sentono sicuri e mi chiedono consigli in base alle esperienze altrui. Io sono completamente a favore, ho il pass cartaceo e digitale». «E dovrebbero chiederlo anche sull'autobus, ma non l'ho visto fare», rilancia Alessandro Squadrito da uno dei tavolini esterni de “In Spaghetteria”, mostrando il codice qr: «È l'unico modo perché le persone fragili e fragilissime possano godere in tranquillità di un pranzo o di un caffè». Anche perché, se la misura straordinaria dovesse proseguire oltre l'estate, potrebbero esserci problemi gravi. «Abbiamo poco spazio e lavoriamo in perdita per non perdere i clienti, ma quando toglieremo i posti fuori ci troveremo in difficoltà», ammette Massimo Polese del caffè Ricasoli e del bistrò Gli OstiNati, e il titolare de Lo Suzziìno Alessandro Salvadori confessa: «Senza i tavolini esterni non riusciremmo a recuperare. E se dovessimo chiudere sarebbe la terza volta, forse quella definitiva».

Problemi con l’app

«Tavolini interni solo green pass». È la scritta che campeggia in uno dei bar di via Cairoli, Carolina Caffè. «L’app (Verifica c19, ndc) per due volte ha dato problemi e si è bloccata. Lo chiedo a chi si siede al tavolo dentro, fortunatamente abbiamo 50 posti fuori (e 20 dentro), ma non mi metto a inseguire nessuno per verificare con i documenti, non possiamo e non posso permettermi ulteriori pensieri alla gestione dell’attività», spiega Patrizia Bacci. Ci abbiamo provato: le variabili da calcolare sono diverse e il rischio, a volte, potrebbe essere quello di metterci qualche minuto effettivamente con l’app. Alla Caffetteria “In galleria”, si aggiunge Roberto Toriani. «Noi abbiamo i tavoli in galleria, tutti all’aperto, al chiuso è logico che in futuro bisognerà organizzarsi perché potrebbero esserci problemi nel controllo di ogni singolo cliente: ci vorrebbe una persona dedicata».

E allora, per evitare quelle che le attività vivono come ulteriori questioni da risolvere da aggiungere alla lunga lista, c’è chi ha giocato d’anticipo e, confidando nel clima mite, ha messo tutti i tavoli fuori come la caffetteria pasticceria “Tre punto zero”. «Abbiamo levato quasi tutti tavoli da dentro aggiungendoli a quelli esterni. Dopo il Covid ci siamo allargati, nonostante due anni difficili. L’inverno? Vedremo, speriamo nel clima, noi al momento a chi si vuole sedere nei tavoli rimasti dentro chiederemo il pass attraverso l’applicazione che abbiamo tutti scaricato», dice Silvia Ribeccai. «Lo chiediamo a ogni cliente, rispettiamo le regole: non possiamo davvero rischiare in questo periodo di prendere una multa o rimanere chiusi per giorni, ma nelle serate clou non ho tempo e personale per controllare tutto. Sicuramente finché il meteo ce lo permette farò sedere nei tavoli fuori (20), anche se ho 15 posti dentro, quindi potrebbe “farsi sentire”. Il clima però è pesante, non vorrei incidesse sulle prenotazioni», riflette Susanna Conforti della trattoria “Sugo”. Sempre in Venezia, ecco Ciro Valois di “Mi siedo e gusto”.

«Il problema si pone con la brutta stagione. Noi abbiamo 45 posti dentro e 40 fuori, quando si presenterà il giorno in cui dovremmo pensarci diventerà problematico, non lo nascondo: non possiamo diventare controllori, già dobbiamo pensare a lavorare in un contesto difficile dopo un anno e mezzo di pandemia», fa notare. Sulla quotidianità del lavoro arriva in coda dal bar ristorante “Forum” di Raoul Freschi l’appello. «Spero che le associazioni di categoria possano far chiarezza sul regolamento. Io chiederò il green pass come ho già fatto stamani (ieri, ndc) a chi ha preferito consumare al tavolo dentro, però ci vuole chiarezza su come dobbiamo comportarci».

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di Redazione web