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Livorno calcio escluso dalla serie D, tifosi amaranto divisi tra rabbia e voglia di rinascita

Alessandro Lazzerini
Livorno calcio escluso dalla serie D, tifosi amaranto divisi tra rabbia e voglia di rinascita

Delusi, amareggiati, rabbiosi. «Hanno fatto sparire il Livorno dalla dimensione emotiva della gente, ma non ci arrendiamo»

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LIVORNO. Il Livorno Calcio sparisce. Se ne vanno centosei anni di storia, di successi e di sconfitte, di gioie e di dolori. «Tutti uniti, sotto la bandiera amaranto» è un po’ il motto dei tifosi, urlato a squarciagola, baldi e fieri, come in un coro di quelli che fanno vibrare lo stadio, all’ultimo minuto di una partita decisiva. Tra questi sicuramente c’è Bruno Rotelli, storico ultras della Curva Nord. «Siamo arrivati addirittura al punto di gioire per un fallimento, questo è il risultato di ciò che ha fatto Spinelli in questi anni e che noi della Nord pensavamo da tempo. Certo, veder fallire un logo che per trent’anni ha rappresentato la nostra fede è triste per no tifosi, ma credo che possa essere un’opportunità per ripartire con entusiasmo e dignità. Le ripartenze dal basso, senza scorciatoie, fanno parte del nostro dna».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il noto compositore labronico Mario Menicagli, da sempre vicino alle sorti della squadra. «C’è una sensazione di liberazione, di essersi tolti un peso. Negli ultimi mesi non ne potevamo più di questa situazione. Da quando ho memoria sarà almeno la terza volta che mi trovo a vivere la morte del Livorno Calcio, perciò non mi spaventa questa situazione, anche perché si chiude l’attività di una società sportiva, ma resta la maglia e la passione dei tifosi che è ciò che la tiene in vita. Adesso dobbiamo trovare una soluzione comune che inglobi tutta la tifoseria e che rappresenti i valori storici del Livorno. Con Spinelli era finita da anni e da oggi nasce una nuova epoca».

Sul discorso che il legame tra la famiglia Spinelli e la città di Livorno fosse logoro da anni, chi è totalmente in accordo è Alessio Orlandi, tifoso amaranto. «Penso di essere stato uno dei primi contestatori di questa società che dopo 5-6 anni a livelli importanti, ha iniziato a fare campionati in cui a gennaio eravamo già retrocessi o smantellava una squadra in grado di fare ottimi risultati. Siamo liberi da un presidente che non vedeva l’ora di far sparire il calcio a Livorno, ma noi ripartiremo. Adesso serve un imprenditore solido che investa sulle strutture e sul settore giovanile, e ci faccia ripartire, ma ho fiducia nel Sindaco che ci sta dando una mano da tempo». Un pensiero questo che sposa pienamente anche Gino Schirripa, altro tifoso della Curva Nord. «Dobbiamo aver fiducia nel sindaco Salvetti, ama il Livorno e farà il bene della città. La categoria che sia Serie D o Eccellenza non è importante, quello che conta è che arrivino persone serie e con voglia di fare bene, perché la tifoseria è carica e compatta per ripartire e merita di ritornare in altre categorie più gloriose. Dove la famiglia Spinelli avrebbe potuto tenerci tranquillamente, ma non ha mai voluto il bene del Livorno». Un disamore nei confronti della famiglia Spinelli che lo accomuna con Adriano Passetti, uno degli amministratori del gruppo Facebook “Via Spinelli da Livorno”. «Dopo 22 anni ci siamo liberati da un personaggio che non si è mai innamorato della città e della maglia. Sarebbe potuto uscire tra gli applausi ed invece ha scelto un epilogo del genere. Ho ancora in mente le ramblas di Barcellona invase dai supporters amaranto, come in un sogno».

Gabriele Giannetti, giovane tifoso amaranto: «Sceglierei la partita con l’Olbia l’anno dell’ultima promozione. Sembravamo spacciati, invece la squadra si unì attorno al tecnico Sottil e con una compattezza granitica nella partite successive ci regalò di nuovo la Serie B. Dobbiamo assolutamente rinascere e per farlo c’è bisogno di unità di intenti e dell’amore per la maglia che ha sempre contraddistinto questa piazza. Non possiamo permetterci divisioni». Da più giovani ai più esperti: tutti d’accordo. Anche il presidente del Club Campanile, Nedo Di Batte. «Cosa provo in questo momento? Rincrescimento verso una fine ingloriosa per il Livorno, ma era l’ora di concludere una situazione assurda che si era creata in questi anni. Ora c’è da ripartire, ma sono fiducioso perché ho visto tutte le parti della tifoseria molto cariche e d’accordo sulla strada da seguire. Questo nuovo entusiasmo può essere solo un fattore positivo». Una visione ed una speranza che anche Laura Tani, assidua frequentatrice dell’Armando Picchi sostiene: «Oggi è stato cancellato il nostro Livorno, quello di Treviso e di altre mille soddisfazioni, ma che negli ultimi anni ci ha portato solo cocenti delusioni. Finisce l’era di una società ma non il sogno amaranto, sono sicura che il Livorno rinascerà e non importa la categoria noi ci saremo, al suo fianco. Oggi, però, in particolar modo voglio mandare un abbraccio sincero ai dipendenti del Livorno Calcio ed a tutte le loro famiglie». Da una storica tifosa all’altra, sulla stessa sintonia c’è anche Serena Senesi, volto spesso presente anche in trasferta. «Ci sono mille ricordi che mi legano al Livorno, in particolare proprio le trasferte animate da questo ideale collettivo di sostenere la squadra sempre e ovunque. Come faremo ancora, a mio modo di vedere la soluzione migliore sarebbe una partenza da zero con l’US Livorno Calcio, con imprenditori seri ed una realtà sana. La relazione tra Spinelli e la città era logora da tempo». Una carica ed un entusiasmo che Spinelli aveva spento come sostiene il professor Lamberto Giannini. «Sono riusciti a far sparire il Livorno dalla dimensione emotiva delle persone. Mi sarei aspettato una rivoluzione in questa situazione ed invece ci hanno quasi abituati a vivere senza passione. E’ un dramma sportivo questa giornata se ripenso alle gioie che ci ha regalato questa maglia, una su tutti Treviso. Ricordo ancora il momento del gol di Protti, vissuto alla radiolina visto che stava nascendo mio figlio e non poté seguire la squadra. Bei momenti. Perdiamo una parte di noi, ma era una morte necessaria. Adesso serve ripartire, con un progetto popolare e sostenibile.»

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di Redazione web