Gioco
Tanti libri, milioni di parole: nessuno ha raccontato i livornesi più di Santini
Inviato speciale in mezzo mondo ma con le radici qui fra noi: le tradizioni, i personaggi, la cultura popolare, la civiltà del cibo
Modigliani «maledetto dai livornesi»: il genio di Modì e la tradizione macchiaiola che lo mette «fuori dall’uscio». L’epopea di Tombolo fra gangster, neorealismo e voglia di farcela comunque: protagonisti “segnorine” e sciuscià ma anche ladri e trafficoni all’ombra delle truppe alleate. Lo sport con figure senza uguali: un pugile-mito come Primo Carnera, la straordinaria storia olimpionica dei fratelli Aldo e Nedo Nadi angariati dal padre-padrone Giuseppe allenatore, il cavallo Ribot che vola nella leggenda. Ma anche: 1) la battaglia della Meloria che nel 1284 fa colare a picco la potenza di Pisa raccontata con piglio da inviato di guerra; 2) la Livorno “ammiraglia” per celebrare il centenario dell’Accademia; 3) la figura di Pietro Mascagni fra «viva e abbasso»; 4) quella di Costanzo Ciano, ras locale un po’ “ganascia” e un po’suocero del Duce.
La lista a questo punto devia su costumi e avventure nelle case di tolleranza livornesi ( “Madama Sitrì che vergogna”), sull’antagonismo di “Livorno contro Pisa e viceversa” (ma senza dimenticare che siamo il «popolo più litigioso d’Italia», come racconterà in “Toscani contro toscani”), sulle grandi strade storiche della nostra regione come l’Aurelia e la Francigena, sulla Madonna di Montenero e sui Quattro Mori, sui “santi e peccatori” con targa toscana, sull’Elba formato Napoleone, sul lavoro «con l’Oriana» (Fallaci).
Finita qui? Manco per sogno, anzi adesso bisogna snocciolare i volumi dedicati all’arte della cucina. Mica libri di ricette, semmai una civiltà che si mette in tavola: da raccontare prima di tutto sotto il segno del “Cacciucco del Duemila”, poi il libro dal titolo “Venerdì, baccalà e ceci”, quello su bistecca e chianina. E guai a dimenticare il versante del bere: il ponce livornese, il Brunello, il Sassicaia…
Aldo Santini, inviato speciale che ha raccontato storie e personaggi prima ai lettori del Tirreno di Athos Gastone Banti e poi a quelli dell’Europeo e della grande stampa nazionale, ha avuto una lunghissima carriera. Ma dalla sua penna – anzi, la sua Olivetti – sono uscite milioni e milioni di parole. Del resto, si è intitolata “Con la valigia pronta” la mostra che gli ha dedicato nel 2012 il Comune di Livorno, dopo avergli conferito per iniziativa del sindaco Alessandro Cosimi la “Livornina d’oro”.
Una gigantesca produzione di senso, una narrazione che ha sviluppato identità e costruito immaginari: ma senza lisciarci per il verso del pelo anche perché Santini è stato il “nostro inviato speciale” ai quattro angoli del mappamondo ma, al tempo stesso, ha mantenuto nel racconto un saldo radicamento nella “sua” Toscana. Di più: nella “sua” Livorno. Lo dicono i suoi libri, lo ribadisce la motivazione con cui, poco prima di morire, gli venne assegnata la massima onorificenza cittadina: «Ad Aldo Santini, per avere, come giornalista e scrittore di vasti orizzonti, illustrato la sua Livorno con sagacia e amore».
«Ero sempre con la valigia pronta, se una settimana non mi affidavano un servizio diventavo nervoso». È il bisogno di esserci e di raccontare, senza protagonismi né smanie di stare sotto i riflettori: un cronista non lo fa. Ma c’è di che “vivere per raccontarla”, avrebbe detto Gabriel Garcia Marquez. Oggi alle 18 Il Tirreno, con la collaborazione del Comune di Livorno, ricorda Aldo Santini a Villa Fabbricotti. Accanto alla Biblioteca Labronica che custodisce il materiale donato dalla famiglia: a cominciare dal prodigioso archivio di buste in cui, nell’era in cui Google non esisteva e l’archiviazione informatizzata nemmeno, Santini metteva foto, ritagli di giornale, spunti, notizie, dettagli da sviluppare. Dietro questo lavoro di preparazione c’era un’idea: l’inviato non è solo un esploratore che viene paracadutato chissà dove e in poche ore cattura qualcosa da trasformare in narrazione. C’è bisogno di conoscere il retroterra, gli antefatti, il ping pong fra cause e effetti: il contesto, insomma. Così da offrire al lettore non solo qualche pennellata di pittoresco ma una angolazione, una suggestione, uno sguardo per “leggere” la vita. Quella che abbiamo davanti e quella che ci siamo lasciati alle spalle.
Così la città oggi, martedì 3, lo ricorda nella “sua” Villa Fabbricotti
Per rendere omaggio al grande giornalista e scrittore il Comune ha organizzato un incontro proprio dove ha sede la biblioteca arricchita dalle sue donazioni
Oggi Livorno ricorda il suo grande giornalista e scrittore Aldo Santini, insignito della Livornina d’Oro, massima onorificenza del Comune, e scomparso nel 2011. Come dice l’assessore alla cultura Simone Lenzi, Santini è stato «uno di quei livornesi che conobbero e raccontarono il mondo oltre i confini della città e che, proprio a questo sguardo più aperto, seppero tornare a raccontare l’unicità di Livorno».
Nel pomeriggio alle ore 18 nel parco di Villa Fabbricotti, in prossimità del Chioschino, è in programma un incontro organizzato dal Comune insieme al giornale Il Tirreno, del quale Santini fu firma di punta (senza dimenticare la sua vita di inviato speciale per l’Europeo). A rievocare la sua figura e la sua opera interverranno il sindaco di Livorno Luca Salvetti, l’assessore alla cultura Simone Lenzi, il direttore del Tirreno Stefano Tamburini, e amici livornesi del giornalista, come Beppino Mancini patron del ristorante La Barcarola.
È previsto un intervento video di Bruno Manfellotto che ha guidato il Tirreno negli anni in cui Santini vi pubblicava i suoi apprezzatissimi pezzi di arte, cultura e costume.
La scelta di Villa Fabbricotti come luogo dell’appuntamento non è casuale, tengono a sottolineare anche da Palazzo Civico. Santini ha donato proprio alla Biblioteca Labronica, che ha sede nella villa, il suo ricco materiale bibliografico, documentario e fotografico. Chiunque oggi può consultare (previo appuntamento con la Biblioteca) il prezioso Fondo del giornalista labronico che ha attraversato con i suoi articoli ed i suoi libri quasi un secolo di storia sociale, politica e di costume.
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