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«Uniti per crescere insieme». il diacono mette a tavola i residenti di due quartieri

Simone Fulciniti
«Uniti per crescere insieme». il diacono mette a tavola i residenti di due quartieri

Abitanti di Shangai e frequentatori dei Bagni Lido a cena insieme. L'organizzatore Tommaso Giani: «Un esperimento sociale»

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LIVORNO. Tommaso Giani, taccuino sotto il braccio, gira per la città, ininterrottamente. A un primo sguardo sembra un ragazzo qualsiasi, che va facendo una passeggiata, mentre, curioso, si guarda intorno. In realtà la faccenda è ben diversa. Lui è un diacono, con un talento da scrittore (infatti ha collaborato per anni in passato col nostro giornale), che si è messo in testa un'idea meravigliosa: far dialogare intorno a un tavolo due gruppi di livornesi: quelli definiti "da battaglia" che prova a intercettare nel quartiere problematico di Shangai e quelli "agiati" che in estate frequentano i Bagni Lido. «Sto portando avanti un esperimento sociale - spiega - che ha attraversato quattro città della Toscana. Massa, Lucca e Pisa in precedenza. L'input che propongo ai cittadini è sempre lo stesso, una cena in pizzeria offerta da me. Con invitati presi da due punti molto diversi della città: per unire centro e periferia, o quartiere residenziale con uno popolare. A Livorno come punti di interesse ho scelto i Bagni Lido e la Casa del Popolo Shangai. Una cena che vuol essere un modo per far parlare gli invitati, partendo da punti di vista diversi ed originali. Chi frequenta l'Ardenza racconta una Livorno, chi è alle case popolari ne racconta un'altra. E la speranza è lasciare rapporti che continuino dopo il caffè. Perché allora io smetto di essere livornese e torno a Santa Croce sull'Arno».

Una città che non si smentisce. «Si nota che a Livorno c'è una facilità di entrare in relazione imparagonabile rispetto alle altre. Poi ho fatto esperienza e adesso sono più rodato. L'idea è partita dai miei sogni, dai miei ideali di uomo di chiesa, diacono, sognatore: vorrei, come dice il Papa, provare a costruire ponti e a tessere legami di comunità. È chiaro che il mio è più un flash mob che un lavoro vero e proprio sul territorio: si esaurisce in appena tre giorni. Ma è un modo per sensibilizzare le persone, stimolandole a fare gemellaggi più lunghi tra quartieri. Possono nascere tante amicizie e l'augurio è questo». Una chiave precisa. «Fondamentalmente scelgo un punto di ritrovo dove magari ci sono negozi. E tanto movimento. Lo stabilimento balneare me lo sono goduto una giornata. E non è raro che le persone ne propongano altre per formare un gruppo. Una tavolata mista». Il diacono definisce la sua iniziativa controcorrente e nello stesso tempo necessaria.

«C'è la tendenza a vedere la sorpresa come una fregatura. Le persone pensano subito che io ci voglia guadagnare qualcosa, che stia scherzando. Il mio invito è quello di non sottovalutare le sorprese e di tenerne in considerazione la possibilità. Perché se si parte sempre sulla difensiva e incontrando un estraneo, un diverso, si pensa solo a quello che c'è da perdere, la sconfitta c'è comunque, specie perché perdiamo la possibilità di allargare i nostri orizzonti: in questo caso incontrando gente di un altro quartiere. Tanti pisani e lucchesi mi hanno confermato di essere usciti dalla cena più pisani e lucchesi di prima, non avendo mai messo piede in un quartiere della città». Al termine del percorso l'obiettivo è raggiunto e Giani racconta perfettamente i vari passaggi sulla sua pagina Facebook. In una pizzeria sul lungomare labronico va in scena l'atteso convivio e le cose scivolano via meravigliosamente. I due gruppi si fondono, ridono, scherzano, ma sopratutto dialogano e si danno appuntamenti per il prossimo futuro. La serata, dopo una passeggiata sulla terrazza Mascagni, si conclude in gelateria e stavolta sono gli ospiti ad offrire il gelato «con la panna più buona di Livorno». Per Tommaso la missione è compiuta. «Sentirsi parte di un'umanità più grande. Quell'umanità per cui vale davvero la pena lottare».

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di Redazione web