Gioco
Amadio contro Lenny Bottai Bufera sull’uso della palestra
livorno. «Lenny Bottai come Spinelli, il sindaco non si faccia prendere in giro». Marcella Amadio sfida “Mangusta” e chiama Luca Salvetti a fare da “arbitro”, ma il pugile contrattacca: «Faremo querela». La dirigente nazionale di Fratelli d’Italia punta il dito contro la Spes Fortitude, che ha in gestione la palestra Fermi all’ex caserma La Marmora (di proprietà pubblica), il cui volto è la moglie del segretario del Partito Comunista livornese: «La società dovrebbe versare 416 euro al mese dal 2018 ma non paga nemmeno l’acqua delle docce nonostante sollecitazioni e diffide. Poi ha chiesto una rateizzazione ma non avrebbe pagato neanche quella, però prende dal Comune quasi 2mila euro l’anno. Se la palestra va male paghi i debiti e la renda indietro». E a questo punto chiama in causa Salvetti: «Ha detto “non possiamo permetterci di farci prendere in giro” da Spinelli e dagli altri, lo dica anche a Bottai. Revochi la concessione e restituisca la palestra al patrimonio pubblico».
«Amadio parla di “società” ma questa è un’Asd (un’associazione sportiva dilettantistica ndr) e mia moglie è presidente del consiglio sportivo solo perché io non posso farlo - precisa Lenny Bottai, che poi racconta - La Spes Fortitude è arrivata seconda alla gara, la società che ha vinto ha poi scelto un’altra struttura. Ma quando siamo entrati abbiamo scoperto problemi che non erano specificati nel bando». Nei locali mancavano lo spogliatoio per il personale richiesto dal Coni, il bagno per donne disabili, la pavimentazione antiscivolo negli spogliatoi e l’acqua calda. «Sapevo che c’erano da fare dei lavori, ma solo dopo la perizia del tecnico ci siamo resi conto che c’era una questione di agibilità», racconta ancora Bottai, che si è trovato di fronte a una scelta: «O pagavo l’affitto o pagavo le ditte. Ad agosto 2018 e poi a marzo 2019 abbiamo scritto al Comune senza avere risposta, così in base al silenzio-assenso ho deciso di fare quasi 25mila euro di lavori».
Poi lo Stato sospende i canoni per le palestre pubbliche durante il lockdown, nel frattempo Spes e Comune trovano l’accordo: «8.732 euro da pagare in 36 rate da 250 euro più gli interessi, che i miei clienti hanno già iniziato a pagare. Gli interventi erano indispensabili a garantire la finalità del bando», puntualizza il legale di Bottai, l’avvocato Francesco Donati. «Aspettiamo il riconoscimento dei lavori», riassume “Mangusta”, che infine conclude: «Dal Comune mai preso un euro, rinunciammo ai contributi direttamente nel bando. Sono io che sfido la signora Amadio a dimostrare dove sono finiti quei soldi». —
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