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Acqua “inquinata” dai batteri alla questura di Livorno: «Scattano i divieti»
Nei circuiti di viale Boccaccio le analisi hanno rilevato la presenza di escherichia coli e legionella: «Stop all’uso di docce e al lavaggio del cibo per la mensa»
LIVORNO. Acqua inquinata all’interno della sede della questura, sul viale Boccaccio. A lanciare l’allarme sanitario una circolare interna arriva in seguito alle analisi periodiche effettuate nei giorni scorsi in tutte le strutture della polizia dislocate in provincia di Livorno e affidate al laboratorio accreditato Accredia. I risultati hanno fatto emergere la presenza di batteri «riconducibili alla legionella e escherichia coli in entrambi i circuiti di acqua calda e fredda» all’interno della struttura intitolata nei giorni scorsi al sottotenente Vittorio Labate alla presenza del capo della polizia.
Nella circolare firmata lunedì 26 luglio e inviata a tutti i dirigenti dei vari uffici si specifica come «entrambi i batteri non si trasmettono per contatto tra persone, ma il primo (la legionella) tramite inalazione e il secondo (escherichia coli) tramite ingestione di acqua o alimenti contaminati». Ecco perché sono immediatamente scattati, da una parte i divieti, e dall’altra una serie di interventi per la bonifica dei circuiti.
Per quello che riguarda le indicazioni di carattere igienico sanitario per tutti gli utenti – si parla di centinaia di agenti – al fine di ridurre il rischio di contaminazione, da lunedì è scattato «il divieto assoluto dell’utilizzo delle docce al fine di evitare l’inalazione per quanto riguarda il batterio della legionella. E il divieto di utilizzare l’acqua per igiene orale e uso alimentare per evitare di la contaminazione per ingestione relativamente all’escherichia coli». Per quanto concerne la mensa – presente all’interno della struttura le raccomandazioni riguardano in particolare la preparazione degli alimenti. Ecco perché è scattato un protocollo preciso: utilizzare fino al termine dell’emergenza solo acqua confezionata per scopo alimentare e per quello che riguarda la preparazione e il lavaggio dei cibi può essere utilizzata l’acqua dell’impianto solo dopo che questa è stata bollita per almeno quindici muniti.
C’è poi la partita della bonifica che è già iniziata nel tentativo di risolvere la situazione «nel più breve tempo possibile». Come? «Attraverso – si legge – la disinfestazione dell’impianto attraverso l’immissione di ipoclorito di sodio fino a ottenere una concentrazione di cloro tale» da eliminare i batteri». Durante l’intervento non sarà consentito l’uso dell’impianto che dovrà stare fermo per almeno due ore. Intanto, in attesa di questa soluzione, qualcosa è già stato fatto per ridurre ancora di più i rischi. «In attesa delle lavorazione – scrivono dall’ufficio di gabinetto del questore – si è provveduto a innalzare la temperatura dell’impianto dell’acqua sanitaria oltre i sessanta gradi, allo smontaggio di tutti i soffioni delle docce presenti nella struttura e di tutti i filtri dei rubinetti che verranno sostituiti dopo la sanificazione dell’impianto». Al termine di questi interventi molto probabilmente saranno effettuate nuove analisi per verificare se la bonifica possa considerarsi completata. A quel punto tutte le attività riprenderanno in modo regolare. —
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