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Due baby profughi a Livorno con un “corridoio umanitario”
livorno. Anche i nostri territori hanno dato una mano a risolvere l’emergenza relativa ad alcuni minori stranieri non accompagnati che la comunità di Sant'Egidio ha individuato all’interno dei campi profughi dell'isola di Lesbo, in Grecia: si tratta di ragazzi che non hanno riferimenti familiari In Italia, i minori senza genitori sono i più vulnerabili dentro quello che le organizzazioni umanitarie hanno chiamato «inferno senza fine».
Per questo arrivo in particolare, il Comune di Livorno – è stato spiegato dai promotori dell’iniziativa – ha garantito l’accoglienza di due ragazzi. In Toscana la Società della Salute dell’area fiorentina NordOvest ha aperto per tre minori strutture e risorse proprie ma anche una campagna di comunicazione e sensibilizzazione per i privati, la Società della Salute di Pisa ha riservato un altro posto.
Il percorso di ricollocamento dalla Grecia alla Toscana fa parte del programma “Corridoi umanitari” realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e la Cei-Caritas: è stato condiviso dal governo italiano per la prima volta nel 2015 e riconosciuto a livello internazionale ed europeo come una delle migliori modalità in materia di ingresso regolare e inclusione dei migranti.
Nel nostro caso, è un progetto congiunto dell’Associazione dei Tutori Volontari della Toscana e della Comunità di Sant’Egidio di Livorno e di Pisa in nome di una strategia di accoglienza diffusa.
A giudizio dell’assessore al sociale Andrea Raspanti, il Comune di Livorno con la partecipazione a questo progetto si è preso «un impegno concreto su una grande questione contemporanea». E aggiunge: «È la prova che amministrare un ente locale non vuol dire guardare soltanto al proprio territorio ma anzi ricollocarlo in uno scenario più ampio: niente di quel che accade è mai troppo lontano».
«Penso – spiega il presidente del Tribunale per i Minorenni, Luciano Trovato – che si possa identificare questo percorso come un nuovo modello di accoglienza pensato e rivolto a questi minori in condizioni di particolare vulnerabilità, replicabile in altre occasioni e adottabile da qualsiasi territorio voglia contribuire ad affrontare queste delicatissime situazioni». —
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