Gioco
L’appello di tifosi e calciatori: «Restituite le maglie di Morosini»
Rabbia dopo il furto allo stadio. Igor Protti: «Un’offesa alla città». Di Batte: «Prima o poi li troviamo...»
Fabrizio Pucci
Livorno. Non sono solo due maglie. Non sono solo divise da calciatore. Quelle rubate due mattine fa allo stadio Armando Picchi sono molto di più. Raccontano la vicenda umana di un Piermario Morosini. Là dentro sono imprigionati i suoi sogni di ragazzo. La sua voglia di vivere più forte delle sventure che aveva dovuto affrontare. La città ieri mattina si è svegliata indignata, stupita da tanta cattiveria. Poi però i livornesi hanno reagito e – insieme – hanno lanciato un appello a quanti hanno commesso il furto. Igor Protti, l’Icona, il Signore delle Reti, parla fuori dai denti: «È stata perpetrata un’offesa nei confronti di Piermario e di Livorno perché quelle non sono maglie che appartengono a qualcuno in particolare, ma virtualmente a tutta la città: rappresentano virtualmente tutta Livorno virtualmente. Spero che chi lo ha fatto si renda conto e trovi il modo di restituirle in totale anonimato, magari spedendole al giornale. Vorrei che si rendesse conto – se non lo ha ancora capito – dell’importanza delle maglie per questa città».
I FATTI
Il furto è avvenuto nella notte fra mercoledì e giovedì scorsi. I ladri, dopo essersi arrampicati sugli spalti dai ponteggi montati per i lavori dalla parte di piazzale Montello, sono scesi fino a sotto la tribuna rompendo e devastando il bar (vuoto e in disuso da un anno e mezzo, dall’inizio dell’emergenza coronavirus) entrando, dopo essere per le scale, pure nell’ufficio di presidenza dell’impianto comunale. Qui il furto sacrilego, uno sfregio alla memoria del calciatore morto a 25 anni a Pescara il 14 aprile del 2012: da questa stanza, infatti, hanno portato via due teche che contenevano, al loro interno, due delle magliette esposte in suo ricordo: una dell’Atalanta e l’altra del Bologna. Sul caso sta indagando la polizia, subito intervenuta con gli agenti delle volanti dopo l’allarme di un dipendente comunale addetto alla gestione dello stadio.
LE REAZIONI
Il suo gemello del gol Cristiano Lucarelli, oggi allena la Ternana neopromossa in Serie B, ha il cuore amaranto. È un tifoso illustre. E le sue parole pesano come macigni: «Il gesto compiuto non è umano, eppure in questa vita tutti hanno la possibilità di redimersi. Riportare le maglie. Per voi valgono poco. Per questa città tantissimo». Un altro ex amaranto è Luca Mazzoni: «Credo che chi ha commesso il furto sia all’oscuro della storia di Piermario. Quelle maglie hanno un profondo valore sentimentale per Livorno e per quanti – come me – erano in campo quel maledetto 14 aprile 2012». Nedo Di Batte è il presidente del Club Campanile. È indignato: «Prima o poi questi ladri li troviamo e le maglie devono uscire fuori. Il gesto è inqualificabile. Offende la memoria di Piermario e tutti i tifosi del Livorno che tra l’altro stanno vivendo un periodo storico delicatissimo. Io ho 80 anni, ma se sapessi chi è stato andrei a trovarlo a casa. Ci sono rimasto male. Voglio sperare che chi ha commesso il furto non sia livornese. Esprimo la mia solidarietà alla famiglia Morosini e alla tifoserie amaranto”. Corrado Nastasio, Club Porto lancia l’appello, ma non vi ripone fiducia: «L’episodio è scandaloso. Purtroppo però sono pessimista. Temo che sia difficile che riportino le maglie a meno che questo appello collettivo non smuova la coscienza di chi ha rubato. Meritano il nostro disprezzo. Quel giorno ero a Pescara e vi rimasi fino al lunedì. Ero presente quando fu data la notizia della morte di Piermario. Non posso dimenticare. Non posso pensare che abbiano rubato le sue maglie». Alessandro Doga, amaranto dal 2000 al 2005 è categorico: «È un attimo: come sono stati abili a rubarle, quelle maglie, possono restituirle senza farli prendere. Ci vuole poco. Come basso è il loro valore economico, il contrario di quello affettivo. Morosini vive». —
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