Gioco
In quei sacchi ammassati c’è l’amianto: arriva dai lavori per la pista ciclabile
Stagno: una ditta che opera per l'Eni ha informato del caso al Comune. Il deposito nell’area verde, fino al 15 luglio, non era segnalato
STAGNO. È amianto. I sacconi ammassati nel recinto allestito all’interno dell’area verde di via Berlinguer contengono "materiale di riporto con presenza occasionale Mca (cioè materiali contenenti amianto) compatto", 80 metri cubi di terreno prelevato sotto la pista ciclabile Ivo Mancini. A metterlo nero su bianco è un documento Sispc (cioè prodotto dal Sistema sanitario di prevenzione) affisso nella mattinata del 15 luglio sulla recinzione, quando il mucchio di ecobag - dopo circa tre settimane - è stato finalmente coperto con un telone.
Che fosse amianto, racconta il neo-presidente della Prima commissione permanente "Uso e assetto del territorio - Politiche ambientali" Davide Scatena, «lo abbiamo saputo il 1° giugno quando è arrivata la notifica della ditta che stava eseguendo i lavori», puntualizzando poi che «nella seduta della commissione di mercoledì 13 la parola "amianto" non è stata pronunciata perché la questione è ancora in fase istruttoria. Abbiamo cercato di essere più trasparenti possibile, ma avremmo dovuto fare una lista di tutti gli inquinanti presenti». E, a procedimento in corso, anche Arpat - da noi interpellata per avere notizie del caso - non si pronuncia. scavo sulla ciclabileTutto risale alle operazioni effettuate in primavera per realizzare una variante all’oleodotto Eni Livorno-Firenze che passa sottoterra accanto alla pista, durante le quali la "Mancini" (questo il nome della ciclabile) ha subìto un danno. La ditta si è offerta di porre riparo, ma a quel punto gli operai hanno scoperto materiale contente amianto. Spunta l’amianto«È stato rinvenuto materiale antropico con presenza occasionale di frammenti di manufatti in cemento amianto di tipo compatto, non riconducibile alle attività di Eni», precisa l’azienda proprietaria della raffineria, che poi conferma: «È stata pertanto inviata segnalazione al Comune di Collesalvetti con il quale Eni, sebbene soggetto non responsabile, sta collaborando per la gestione del materiale a norma di legge». «La ditta ha effettuato dei campionamenti nei quali Ambiente spa ha rilevato contaminanti superiori ai limiti consentiti in un’area a verde; ma che sarebbero idonei per un’area commerciale come quella del vicino supermercato», continua Scatena, che spiega ancora: «Ricevuta la notifica abbiamo chiesto alla ditta di coprire il buco con terreno vergine, abbiamo avvisato Arpat e Asl e abbiamo avviato la procedura per la messa in sicurezza del materiale, che non è mai stato accessibile. Martedì 27 ci sarà la conferenza dei servizi sempre con Arpat e Asl, e solo dopo pubblicheremo i dati di Ambiente spa insieme al contraddittorio di Arpat».Il piano di rimozioneNel frattempo i sacconi restano dove sono.
«La ditta incaricata (la pisana Teseco Bonifiche, ndc) ha presentato un piano di rimozione già asseverato da Asl. Per la rimozione serviranno alcuni giorni lavorativi», assicura il consigliere Pd. Rischio falde?«Qui c’era l’antico Porto Pisano, questa è un’area di riempimento che nei decenni è stata luogo di smaltimento e discarica abusiva; è stata ricoperta anche con l’escavo del fosso Cateratto, che è visibilmente inquinato. E qui sotto c’è il pozzo utilizzato dai campi sportivi», ricorda Paolo Schiavon (Collesalviamo l’ambiente): «Secondo noi il Comune sta seguendo le procedure corrette, ma chiediamo massima trasparenza su dati e tempistiche». L’area intanto rimane accessibile al pubblico. Ieri pomeriggio il cancello principale era stato chiuso, ma per entrare c’è sempre l’ingresso dal lato della chiesa. «Sul terreno vergine è sicuro, tutto è a norma di legge», insiste Scatena, che riguardo a possibili infiltrazioni inquinanti nelle acque sottostanti precisa quanto segue: «Né Arpat né Asl ci hanno inviato prescrizioni riguardo a eventuali situazioni di emergenza. Non posso confermare che l’acqua utilizzata dai vicini impianti sportivi per irrigare i campi provenga dal pozzo locale».
Il futuro prossimo del polmone verde di Colle è invece ben delineato. «Faremo una commissione con Ambiente spa, grazie alla quale potremo mettere a punto il piano di caratterizzazione (cioè la "fotografia chimica" del terreno) con carotaggi in tutta l’area. Per completare il piano avremo a disposizione 60 giorni dal termine della conferenza dei servizi», prevede infine il consigliere.
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