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Stella Maris, video choc degli abusi In aula le violenze sugli ospiti
Dopo cinque anni si apre il processo sulla struttura di Fauglia: 290 gli episodi contestati dal magistrato
Libero Red Dolce
fauglia. «Fatele vedere le immagini, fatele vedere. Così vediamo se sono dei buffetti...». A voce non troppo alta, ma non tanto da non volersi fare sentire, uno dei parenti degli ospiti della Stella Maris commenta così la discussione in corso tra le parti sull’opportunità di mostrare le immagini raccolte dalle telecamere nascoste dentro alla struttura. Parte dei difensori dei 15 imputati per maltrattamenti infatti chiedono di poterle vedere durante l’audizione dei testimoni, ma alla fine la giudice Susanna Messina deciderà di visionarle subito.
È la prima udienza di un processo significativo e che sembrava non dovesse partire mai. Tra il covid, l’organizzazione del lavoro al tribunale e persino le temperature alte nell’ultima udienza fissata lo scorso 24 giugno, si è riusciti a partire soltanto ieri, nell’aula A del Polo della Memoria San Rossore 1938. E quando le immagini sono passate sulla superficie liscia del telo fissato al centro dell’aula, si può dire che di buffetti affettuosi se ne sono visti pochi. Scapaccioni invece decisamente di più. E non solo.
A introdurre le immagini, con una contestualizzazione minimale, è il luogotenente dei carabinieri che ha svolto le indagini, che risponde alle domande e richieste di precisazioni del pm Fabio Pelosi.
Gli imputati sono 15, 23 le parti civili, genitori e parenti degli ospiti della struttura di Montalto di Fauglia che per l’accusa sarebbero stati picchiati in un contesto di maltrattamenti frequenti, anche se con intensità diverse a carico degli operatori.
Nella prima parte della sua testimonianza, il luogotenente, sentito come teste dell’accusa, fa una panoramica generale del contesto della Stella Maris e della partenza delle indagini.
I fatti risalgono al 2016. Arrivano delle lettere anonime che denunciano e circostanziano dei casi di abusi. L’indagine parte alla ricerca di fatti oggettivi che possano verificare le condotte delle persone accusate nelle lettere e dunque si decide di procedere con intercettazioni audio e video nella sede di Montalto. Il 12 agosto partono le intercettazioni e per prime vengono messe le telecamere nel refettorio più grande e nella palestra. In seguito, dal 15 di settembre, si decide di metterle anche nel refettorio più piccolo.
«Abbiamo proceduto così – spiega il luogotenente – in modo da potere avere sei ore di audio e video in zona frequentate, dove c’era interazione tra operatori e ospiti. Anche per capire le dinamiche di gruppo. Avremmo voluto avere le immagini di ogni stanza, ma non c’erano le forze per controllare tutto».
La struttura di Montalto di Fauglia è costituita da due parti: l’istituto di riabilitazione di Montalto (Irm) e dalla residenza sanitaria assistenziale per disabili (Rsd). «Tra le due strutture c’era scambio di personale», spiega il luogotenente. Le intercettazioni ambientali vanno avanti per quasi quattro mesi, fino al 10 novembre. Poi partono i provvedimenti cautelari. In seguito a quelli, anche grazie ad alcune testimonianze, vengono fuori altre responsabilità e contestazioni disciplinari interne sempre legate a un contesto di maltrattamenti.
In tutto in quel periodo vengono documentati 280 episodi e un’altra decina si aggiunge con la successiva integrazione delle immagini.
In aula partono le immagini e quello che si vede è tutto meno che edificante. Operatori che vessano i pazienti, disabili e anziani, con modi di fare prepotenti e aggressivi, schiaffi sul collo con lamenti di dolore e il “ciaff” del colpo registrato dai microfoni, ragazzini presi malamente dal colletto della maglietta e praticamente trascinati fuori dalla mensa, un operatore che sembrerebbe bere dell’acqua e poi versare quella rimasta nel bicchiere nel piatto di un anziano ospite.
Passati cinque anni dai fatti il processo è riuscito finalmente a partire. Alcuni avvocati delle parti civili, non a caso, hanno chiesto comunque che le immagini visionate fossero viste una volta sola, non reiterando in continuazione questo tipo di esame. «Per ovvie ragioni è necessario che questo processo proceda con speditezza», ha ribadito uno dei legali delle parti civili. —
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