Il Tirreno

Livorno

La parrucchiera-bio e il casco contro l’alopecia da chemioterapia

Matteo Scardigli
Lara Lenzi, nel suo salone bio sugli scali Saffi
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Lara Lenzi, nel suo salone bio sugli scali Saffi

Livorno: ecco il progetto di Lara, che vuole donare a tutte le pazienti oncologiche dell’ospedale la possibilità di conservare i capelli

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LIVORNO. Combattere il cancro con la bellezza. È l’idea della parrucchiera Lara Lenzi, titolare del salone sugli scali Saffi, che vuole donare a tutte le pazienti oncologiche dell’ospedale la possibilità di conservare i capelli nonostante la chemioterapia. E, per riuscire nell’impresa, chiede aiuto ai livornesi.

«Ho aperto il negozio nel 1997. Poi, a causa di un’asma bronchiale che mi impediva di lavorare con i normali prodotti, due anni e mezzo fa ho trasformato il salone in un negozio bio, l’unico a Livorno», racconta Lenzi.

Da allora si è sparsa la voce. «Ho clienti con allergie alla cute (ma a tutte facciamo il test con il “cerottino” sul braccio per individuare possibili reazioni nelle 24 ore successive) che non possono fare colorazioni chimiche, e vengono da Arezzo, Cecina e Firenze. Poi, all’inizio del 2020, si è presentata la prima che faceva la chemio», prosegue la parrucchiera.

Lenzi si è presa a cuore il suo caso, si è documentata. «E ho scoperto che negli ospedali di Massa e Pontedera ci sono macchinari con speciali caschi refrigeranti automatizzati che congelano il bulbo e il capello riducendo in maniera significativa la caduta causata dal trattamento che la paziente deve affrontare».

La parrucchiera livornese si è quindi rivolta a Luca Carneglia, direttore dell’ospedale di Livorno, per sapere se anche in viale Alfieri ci fosse un macchinario simile. «Quando ho scoperto che non c’era, ho pensato di fare qualcosa perché anche le pazienti livornesi potessero curarsi e mantenere i propri capelli», racconta ancora Lenzi.

L’alopecia causata dall’atrofia parziale o totale della radice del bulbo pilifero aggredito dai farmaci rappresenta infatti uno degli effetti collaterali più evidenti e psicologicamente impattanti della chemioterapia. E, per le pazienti, il fatto di evitare la caduta contribuisce a mantenersi in armonia con la percezione della propria immagine, ben più rispetto all’utilizzo di una parrucca.

Pochi giorni fa Lara Lenzi è partita col suo progetto: «Abbiamo lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere la cifra di 45mila euro necessari per comparare un primo macchinario, che poi daremo in regalo all’ospedale perché venga installato nel reparto di oncologia», racconta.

Nel salone, proprio mentre Lenzi ci racconta la sua iniziativa, c’è anche Franca, una cliente, ex paziente oncologica. Che racconta la sua esperienza: «La salute viene prima di tutto, l'estetica arriva dopo. Ma quello che conta è la possibilità di scegliere, l'ho capito quando mi sono cadute ciglia e sopracciglia».

«Vedermi senza capelli sarebbe stato un trauma – sospira Franca –. La prima volta che ho sperimentato il trattamento, a Carrara, ho pensato di rinunciare. Ma sono testarda e ho riprovato, e alla fine andavo a fare la chemio come fosse una passeggiata». Il casco refrigerante tuttavia presenta anche degli aspetti negativi. «Non tutti reggono il ghiaccio che si forma sulla cute a causa delle temperature bassissime e i dolori che ne derivano», spiega. —

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