Italia
Il capo della polizia intitola la caserma a Vittorio Labate «È stato un martire»
La sede di viale Boccaccio porterà il nome del sottotenente Nel ’44 insieme ad altri sette agenti fu trucidato dai nazisti
Stefano Taglione
livorno. Il 23 giugno del 1944 – insieme ad altri sette poliziotti della tenenza di pubblica sicurezza dell’Ardenza: Nicola Bucci, Giovanni Cannata, Francesco Citro, Orlando Tomietto, Washington Copernico, Orlando Marinai e Umberto Petrucchi – fu torturato e ucciso dopo essere stato catturato dai soldati tedeschi. «Stava raggiungendo la Brigata Garibaldi – così lo ricorda il questore Roberto Massucci – e non ha voluto dire dove si trovava, anteponendo l’amor di patria a se stesso».
IL RICORDO
Da ieri la sede secondaria della polizia di Stato, quella di viale Boccaccio, è intitolata al sottotenente del disciolto corpo delle guardie di pubblica sicurezza Vittorio Labate, morto a 24 anni per mano dei nazisti. È stato il capo della polizia, il prefetto Lamberto Giannini, a inaugurarla insieme al nipote dell’agente, Duccio Incagli. Nell’occasione, i vigili del fuoco, hanno scoperto la scritta “Polizia” – sopra l’ingresso – e la targa commemorativa. Sulle pareti dell’edificio anche uno scritto della moglie di Labate, Bruna Carrieri, che all’epoca aveva 17 anni: «Noi, noi tutti siamo il frutto del nostro passato e la famiglia della Polizia di Stato si è forgiata sull’esempio dei nostri caduti. Sono loro che ci hanno trasmesso il vero significato di spirito di servizio, di senso del dovere, di sacrificio e di umiltà. E la volontà di migliorarsi sempre e di migliorare la nostra Amministrazione è alimentata anche dal desiderio di dimostrare che i sacrifici di chi ci ha preceduto non sono stati vani».
il capo della polizia
Il direttore generale della pubblica sicurezza ha parlato di Labate come di «un martire della resistenza». «Questa intitolazione è importante – ha detto – perché Labate serviva il suo Paese come comandante di una tenenza e ciò lo ha portato a una scelta di sacrificio, in onore della patria. In un momento così, con questa pandemia da coronavirus che stiamo affrontando col nostro consueto spirito di servizio, stiamo pagando ogni giorno le nostre scelte. Sono caduti 16 fra colleghi e colleghe, quasi 11.000 persone che nella polizia si sono ammalate, oltre un agente su dieci. Ogni giorno ricordiamoci delle persone che si sono sacrificate, perché questo ci aiuterà nel nostro servizio ordinario. Ora il servizio di polizia nelle strade e l’aiuto al cittadino è rischioso. Con serenità dobbiamo sacrificare tutto al servizio del nostro Paese. La storia di Labate e dei suoi uomini ci accompagnerà e accompagnerà ogni giorno i poliziotti della provincia di Livorno».
le parole del sindaco
«Scelta è una parola importante – ha aggiunto il sindaco Luca Salvetti – perché si può sempre scegliere da che parte stare, anche nelle circostanze più avverse. Labate lo fece in un ambiente difficile, perché c’era una sorta di collusione nello Stato: è stato tradito da qualcuno. Lui lo fece radunando a sé le forze più sane delle istituzioni e con grande spirito di sacrificio di questo gruppo di ragazzi riscatta l’istituzione che rappresentavano, ribellandosi alla sudditanza dell’occupazione fascista. Labate non era livornese, ma alla nostra città ha dato dignità e orgoglio. La sua storia deve essere raccontata per raggiungere quelle frange che oggi fanno più fatica a pensare agli altri e non a loro stessi. Livorno deve conservare il suo ricordo». Anche il prefetto Paolo D’Attilio ha ricordato l’agente caduto, mentre quando la targa è stata scoperta – alla presenza di tutto lo stato maggiore delle forze dell’ordine livornesi e di diversi questori toscani – la giornata si è conclusa con la benedizione di don Paolo Razzauti. —
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