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Viale Italia, dopo tre estati gli stessi problemi e ancora troppi incidenti. Cepparello: «Interverremo»
Livorno, l'assessora alla mobilità promette: «Dopo due anni di pianificazione a breve inizieremo a installare le prime strisce rialzate»
LIVORNO. «La città non si può piegare a chi guida irresponsabilmente e non possiamo installare barriere ovunque. Dobbiamo puntare sulla prevenzione, organizzando campagne di sensibilizzazione, ma anche con interventi mirati, come le nuove strisce pedonali rialzate che entro fine mese inizieremo a costruire di fronte alla spiaggia dell’Accademia e all’incrocio con via Rodocanacchi. Poi, purtroppo, di fronte all’irresponsabilità non c’è progettazione che tenga».
A parlare – dopo i due gravissimi incidenti su viale Italia – è l’assessora alla viabilità, Giovanna Cepparello. Gli ultimi casi hanno riguardato il conducente dell’auto pirata che ha travolto davanti ai Pancaldi il trentenne in scooter Claudio Persico, gravissimo in rianimazione, e la donna di 42 anni che in motorino si è scontrata contro una macchina che stava facendo inversione a U.
Assessora, partiamo dalle strisce pedonali. Alcuni attraversamenti sono insicuri e già nel 2019 – con un’intervista al Tirreno – ha parlato di interventi migliorativi. Purtroppo è cambiato poco e gli incidenti restano troppi.
«Sono d’accordo, in questi due anni è cambiato poco. Ma c’è un motivo: abbiamo realizzato uno studio per capire i punti più critici dove intervenire. Uno studio che ha preso in esame gli incidenti degli ultimi anni e ora i nostri interventi non si baseranno sulle sensazioni, ma sui numeri».
Non c’era modo di intervenire prima?
«Potevamo intervenire prima solo sulla base delle sensazioni e non sui dati oggettivi. Non sarebbe stato serio. Siamo voluti passare attraverso il piano urbano della mobilità sostenibile, che è stato approvato prima di quest’estate».
Tre anni fa c’era l’ipotesi di costruire dei dossi sugli attraversamenti?
«Dopo il parere dei nostri uffici, l’ipotesi è stata bocciata. I dossi rappresentano un problema per la sicurezza e non possono essere installati sulle strade di scorrimento»
Quindi ora quale soluzione alternativa è stata trovata?
«Le strisce pedonali rialzate: le prime le inizieremo a costruire entro fine mese su viale Italia, davanti all’Accademia e all’incrocio con via Rodocanacchi. Saranno colorate e segnalate con cartelli luminosi. Avremmo potuto già installarle, ma purtroppo c’è stato un problema di fornitura dell’acciaio e i pali non sono ancora arrivati. Sono larghe otto metri e in questo modo pensiamo di riuscire a mettere in sicurezza il viale: saranno solo le prime due, poi proseguiremo nei lavori fino a fine anno e ce ne saranno altre sei. Le prime due costeranno 40mila euro».
Anche le inversioni a U sono un problema, come successo nell’incidente vicino alla Baracchina rossa in cui una donna di 42 anni è rimasta gravemente ferita.
«Per evitarle ci sono le doppie strisce continue sull’asfalto».
Ma potrebbero non bastare.
«La verità è che la città non si può piegare a chi guida irresponsabilmente, altrimenti dovremmo mettere barriere ovunque e comunque non potremmo. Nel piano urbano per la mobilità sostenibile, ad esempio, è previsto che dove la carreggiata è molto larga (mi riferiscono al tratto Barriera Margherita-Spiaggia del’Accademia) si possano fare interventi mirati, come uno spartitraffico verde».
Sarebbe una barriera sia per i pedoni che volessero attraverso in un punto proibito, sia per gli automobilisti che dovessero pensare di invertire irregolarmente la marcia.
«Sì, ma il codice della strada non permette di farle ovunque. Ad esempio nel luogo dell’incidente dove è rimasta ferita la donna di 42 anni in scooter non potremmo mai mettere gli spartitraffico».
Quindi quale soluzione avete studiato?
«Dove non possiamo intervenire con le messe in sicurezza, bisogna prevenire: campagne di informazione e sensibilizzazione, sperando che non educhino solamente chi già ha un senso di responsabilità, ma anche chi non ce l’ha. Con la polizia municipale abbiamo già iniziato a parlare con i giovani e i bambini, bisogna farlo anche con gli adulti».
Pensa che possa essere sufficiente?
«Io ci credo e lo spero, anche perché il comportamento individuale a prescindere da ogni azione rimane nelle mani di chi è. Quando parliamo di “automobile killer”, sbagliamo: non è il mezzo, ma chi lo guida il problema. Dobbiamo parlare di “automobilista killer”. E noi dobbiamo agire su di lui, facendo sì che alla guida non si trasformi in un killer, ma rispetti le regole del codice della strada, che di per sé mi sembra già abbastanza esaustivo».
I controlli ci saranno?
«Sì, la polizia municipale vigilerà e useremo anche l’autovelox davanti all’Accademia. Ci stiamo ragionando, anche perché con le nuove strisce pedonali rialzati lì speriamo di risolvere una volta per tutte il problema della velocità».
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