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solidarietà 

“Una famiglia per una famiglia” così si aiutano i nuclei più fragili

Matteo Scardigli
“Una famiglia per una famiglia” così si aiutano i nuclei più fragili

Un affiancamento che coinvolgerà anche i bambini in un rapporto basato sulla reciprocità e lo scambio

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LIVORNO. Una famiglia per una famiglia; letteralmente. Il Comune lancia un progetto sperimentale di affiancamento sociale e rivolge un appello ai nuclei familiari livornesi: «Sosteniamo chi è fragile per prevenire l'allontanamento dei minori». Giovedì 15 il primo _open day_ a Villa Serena. L'iniziativa, nata dalla fondazione Paideia onlus di Torino, è di una semplicità quasi disarmante eppure è un’idea brillante: il Comune abbina una famiglia solidale con una in difficoltà, e chi sta maglio aiuta chi sta peggio dando consigli pratici e supporto emotivo, e mettendo a disposizione il proprio tempo. L'idea è che da questo rapporto possa nascere legami di amicizia in grado di avviare un circolo virtuoso, il tutto con un supporto continuo da parte degli uffici comunali. «Il disagio non è solo mancanza di risorse economiche e materiali, ma è dato anche dall'assenza di una rete di frequentazioni in grado di proporre soluzioni alternative per affrontare i problemi», premette l'assessore al sociale Andrea Raspanti, che poi racconta: «Abbiamo appena concluso una mappatura del terzo settore per promuovere percorsi di inclusione, adesso serve una risposta del territorio per dare risposte e offrire opportunità». Il termine tecnico è "affiancamento familiare". A partire da aprile gli uffici hanno individuato dieci famiglie residenti a Livorno e senza problemi pregiudizievoli, con fragilità dovute a difficoltà ad orientarsi e a utilizzare la rete dei servizi, condizioni di affaticamento, malattia o lutto di uno dei componenti, carenze educative rispetto ai minori, o ancora problematicità di conciliazione dei carichi familiari. E adesso cercano altrettanti nuclei che per circa un anno, a partire da settembre, si possano rapportare ad esse secondo un "patto educativo" fondato su logiche di reciprocità e scambio. «Chi affianca deve avere attenzione alla diversità, capacità di mettersi in gioco su piano di parità e tendenza alla relazione. Ciascun membro della famiglia partecipa all'affiancamento secondo le proprie caratteristiche per promuovere capacità e risorse degli affidati», spiega Irene Pietra Caprina, referente per il Centro affidi, che poi specifica: «Il Comune punta sull'aspetto della genitorialità, ecco perché la fase sperimentale prevede che possano partecipare solo nuclei con bambini; anche i figli infatti sono coinvolti». Questi dunque sono gli unici requisiti per accedere alla sperimentazione. «Le famiglie potranno godere di una formazione gratuita e specialistica che prosegue per tutta la durata del progetto», precisa infine la responsabile dell'Area prevenzione Serenella Lenzi, e saranno sempre – a propria volta – affiancate da tutor nella doppia veste di custodi della redazione e ponte con i Servizi. —

Matteo Scardigli

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