Gioco
La statua di Pietro Leopoldo torna agli splendori, così Livorno fa pace con i Lorena
Restituita alla città nella piazza di San Jacopo dall’impegno dei volontari del comitato "Il Gioiello Dimenticato. «Con lui la Toscana fu la prima al mondo ad abolire la tortura e la pena di morte»
LIVORNO. L’uniforme dei cavalieri di Santo Stefano dovevano essersela immaginata un po’ troppo come maglietta e pantaloncini di eroi del pallone. Prima Totò Schillaci in maglia azzurra ai tempi del Mondiale ’90, poi Igor Protti nella preistoria delle promozioni amaranto. In effetti, campione lo è stato e all’attacco (contro turchi e barbareschi) c’è andato: la statua di Pietro Leopoldo di Lorena sulla piazza di San Jacopo – fra la chiesa e l’Accademia navale – è stata bersaglio di qualsiasi blitz a colpi di vernice spray.
Colpa dei vandali o del salmastro, gli era stato portato via perfino il naso. E se è vero che da un po’ la nicchia non era più il ricettacolo d’ogni schifezza (grazie alla recinzione con una cancellata vera dopo essere stata a lungo solo una provvisoria rete leggera), finalmente adesso la statua di questo granduca lorenese è stata restaurata. Rimettendogli anche il naso andando a scovare vecchie foto della statua o antichi ritratti.
Merito della testardaggine del comitato Il Gioiello Dimenticato: un gruppo di volontari che nel territorio sanjacopino e dintorni mostra un forte attivismo senza aspettare che arrivi qualcuno a togliere le castagne dal fuoco. Sono nati 13 anni fa per iniziativa di Enrico Del Chicca attorno alla parrocchia di San Jacopo per recuperare la cripta quasi millenaria rimasta chiusa da un quarto di secolo in conseguenza del “terremoto di Pasquetta” anni ’80. Con una idea guida: non basta brontolare o chiedere, se nessun altro si muove la raccolta fondi si fa per conto proprio bussando a chiunque possa dare una mano.
Alla fine in questi anni sono stati messi insieme «interventi per 200mila euro», come ricorda Del Chicca. Con sponsor di rilievo come Unicoop Tirreno, Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci e Banca Intesa San Paolo, con il sostegno di Fondazione Livorno e della controllata Fondazione Arte Cultura, ma «anche a suon di pochi euro per volta, – dice l’ “anima” del comitato – anche creando libri sulla storia di San Jacopo: per sensibilizzare sulla bellezza della zona e soprattutto per racimolare altre risorse».
Adesso la statua è tornata all’antico splendore. Ma non basta aver trovato i soldi e aver affidato i lavori alla ditta Decorarte di Ponsacco: occorre ovviamente il dialogo con la Soprintendenza, bisogna certo interfacciarsi con gli uffici del Comune. Ecco cos’è il partenariato fra associazionismo e istituzioni pubbliche sul quale mette l’accento l’assessore alla cultura Simone Lenzi mentre la vicesindaca Libera Camici taglia il nastro.
Difficile immaginare che il tifo amaranto possa costituire una minaccia, visto lo stato comatoso della società amaranto, e c’è da sperare che anche la passione per gli azzurri di mister Mancini non lo bersagli di nuovo. Anche perché finalmente quell’angolo della piazza alle spalle della Baracchina Bianca racconta una storia. La riassume bene monsignor Ivano Costa, vicario episcopale, che gioca in casa perché è parroco di San Jacopo: Pietro Leopoldo – questo il filo rosso del suo argomentare – è il granduca che apre una stagione di riforme, in particolare imprime una svolta che segna la storia perché il Granducato di Toscana è il primo stato al mondo ad aver abolito la tortura e la pena di morte.
Ok, il nipote di Pietro Leopoldo lo ritroveremo dall’altra parte della barricata nella battaglia campale per la difesa di Livorno. Ma quella di Francesco Domenico Guerrazzi e di Enrico Bartelloni era una stagione rivoluzionaria del tutto particolare. Arriverà poi l’unificazione d’Italia sotto i Savoia per opera di Cavour e Garibaldi a togliere dai piedi i sovrani lorenesi, ma non si può dire che non ci fosse un loro zampino in quel clima che porterà a stampare proprio a Livorno una edizione dell’Encyclopedie e il testo-cult di Cesare Beccaria (“Dei delitti e delle pene”).
Oltre a indicare l’importanza dell’impegno del volontariato del Gioiello Dimenticato, l’assessore Lenzi ricorda che «fu lo stesso Pietro Leopoldo a volere questa statua realizzata a fine Settecento dallo scultore carrarese Domenico Andrea Pelliccia: è in posa per mostrare i lazzeretti che ha realizzato». Alla fine degli anni ’20 venne trasportata dal vecchio lazzeretto (situato lì dove da quasi 140 anni c’è l’Accademia Navale).
È Marcello Murziani, vicepresidente della Fondazione Livorno Arte Cultura, a ricordare come quel sovrano lorenese avesse visto lontano: «Il connubio fra sanità ed economia abbiamo imparato in quest’ultimo anno di emergenza Covid quanto sia importante».—
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