Gioco
Omicidio in via Garibaldi, don Medori prega alla porta della donna uccisa: «Miglioriamo il quartiere»
Livorno, il sacerdote di Sant’Andrea parla ai residenti della Guglia: «In zone come via Tonci siamo riusciti a cambiare le cose possiamo farlo anche qui»
LIVORNO. È andato a pregare per Ginetta Giolli, la donna di 62 anni uccisa giovedì scorso a martellate in testa, per poi incontrare gli abitanti del quartiere. Don Edoardo Medori, il parroco di Sant’Andrea, incontra gli abitanti della Guglia. Un quartiere degradato, anche a giudizio del sacerdote, che però in futuro grazie alla volontà degli abitanti potrà ritrovare un po’ di tranquillità e di vivibilità.
«Ho chiamato io il sindaco Luca Salvetti e lo ringrazio, anche a nome degli abitanti, per essere venuto qui personalmente a rendersi conto della situazione insieme all’assessore Andrea Raspanti, che ho conosciuto alla Caritas». Poi aggiunge: «Ci sono tanti problemi: la vecchia guardia, cioè le persone anziane, con il tempo se ne sono andate altrove. Mi raccontano di persone che si davano appuntamento nel camper con le prostitute, non va bene».
Una decina di anni fa, ricorda il prete, se penso «alla situazione di via Tonci, vicino a piazza della Repubblica, rivedo lo stesso degrado». «Abbiamo lavorato sodo con l’ex questore Marcello Cardona, con l’allora maggiore dei carabinieri Nizzi e l’ex sindaco Alessandro Cosimi. Abbiamo visitato tutto il quartiere: le persone uscivano fuori, si fermavano e si sfogavano con noi. Ora la situazione è migliorata. Possiamo farlo anche qui, in via Garibaldi e alla Guglia, serve un comitato di quartiere forte che si imponga e prenda in mano la situazione, di concerto con le istituzioni. Noi ci saremo, li aiuteremo. Ho 83 anni, ne ho viste di cose. Non bisogna mollare: si inizia in tre, anche in via Tonci eravamo in tre, poi si diventa dieci, 20, infine 30 e si cambiano le cose. I problemi non mancavano: c’erano materassi per terra, spaccio. Di tutto. Ora non c’è più tutto quel degrado».
Un esempio, quello di piazza della Repubblica, per invogliare i cittadini a cambiare le cose anche alla Guglia. «Possiamo risvegliare l’orgoglio delle persone – conclude don Medori – e invogliarle a prendersi cura di questa zona. Si può fare, le cose possono cambiare. Ci vuole la volontà e un gruppo di persone motivate». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
